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La ragazza d'autunno
CINEMA

“La ragazza d’autunno”: il coraggio e la forza delle donne in un mondo distrutto

Nelle nostre sale dallo scorso 9 gennaio è sbarcato “La ragazza d’autunno”, film diretto da Kantemir Balagov, candidato ai prossimi Premi Oscar nella categoria “Miglior film straniero“. La pellicola russa è stata già premiata al Festival di Cannes, ha ottenuto il premio per la “Migliore attrice” e la menzione speciale al TFF, una candidatura agli European Film Awards ed è inoltre stato designato “Film della Critica” dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani.

“La ragazza d’autunno” ci apre le porte di Leningrado, appena uscita dalla guerra del 1945 devastata e morente. Tra le rovine della città distrutta e affamata, due giovani donne – Iya e Masha – che tentano di sopravvivere nell’oscurità di un mondo distrutto. Tra dolore, morte e sofferenza, le due protagoniste tentano di trovare un senso alla loro esistenza, qualcosa che le porti a continuare a lottare. 

La ragazza d'autunno

“La ragazza d’autunno” è un film soprattutto sulle donne, in particolare quelle che hanno vissuto sulla propria pelle la seconda guerra mondiale. E’ un film che vuole interrogarsi sul destino che avrebbero incontrato dopo tanto dolore. 

La seconda guerra mondiale è stata una battaglia combattuta anche dalle donne, il contributo femminile in quegli anni è stato fondamentale. Kantemir Balagov ci racconta la loro anima, i loro cuori distrutti come le loro stesse città. Ci racconta però anche la voglia di tornare a vivere e lo fa attraverso i colori: tinte vivaci in contrasto con il grigiore della vita del dopoguerra, simbolo di una speranza umana mai seppellita. 

La ragazza d'autunno

In questo film, la guerra che ha spezzato Leningrado non sta tanto negli edifici distrutti o nelle strade spezzate. Possiamo leggerla, invece, nei volti segnati dei cittadini, con gli occhi languidi e l’espressione spenta. 

I personaggi de “La ragazza d’autunno” sono dei sopravvissuti. Sono lo specchio di un’umanità totalmente persa. Le loro parole, la loro gestualità, risultano goffe e meccaniche, quasi primitive. E’ l’essere umano che deve ricominciare ad amare la vita, dopo tanto orrore. 

La bellezza de “La ragazza d’autunno” sta nella sua pittoricità a metà strada fra impressionismo e realismo. E’ un quadro in movimento, una tela fatta di colore e sangue, di stanze buie e candele accese, di guance paonazze e capelli biondi. E’ il freddo che riusciamo a percepire nelle ossa, la fame nello stomaco.

E’ Lya che sembra una bambina che scopre il mondo, con la pesantezza della sua statura, mentre muove i primi passi verso quella che potrebbe essere una sconosciuta felicità. 

Guarda il trailer de “La ragazza d’autunno”:

 

 

 

 

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