Attore amato dal pubblico di Un Posto al Sole; giovane e affascinante, Vladimir Randazzo si prepara all’ardua sfida di Tale e Quale Show e si racconta per la prima volta.
Papà italiano, mamma rumena, nato e cresciuto a Ragusa e con nome russo. Quale caratteristica spicca di più?
Sono stati pezzi fondamentali. Sicuramente può spiccare l’attaccamento alla famiglia, forse una conseguenza della lontananza. Mi manca molto casa, non geograficamente ma familiarmente.
“Una volta mi hanno detto che l’unica cosa che possiamo fare è fare qualcosa che ci rende davvero felici”. Quando eri adolescente il tuo dubbio più grande qual era?
Forse quello che hanno tutti: cosa farò di questi anni o accontentare le aspettative dei genitori. Nei casi migliori, combattere per soddisfare le proprie. Io ho avuto un impegno grande che è quello di scoprire come soddisfare le mie aspettative, partendo prima da un grande desiderio di diventare un medico, per poi scoprire di voler fare altro e che magari l’arte potesse avere un posto fondamentale nella mia vita.
Sono tutti felici i ricordi del te bambino?
Tanto. Sempre molto allegro, curioso per ogni cosa, almeno questo è quello che mi racconta mia madre, che comunque potrebbe anche storpiare tutto perché è mia madre (ride, ndr).

I tuoi genitori cosa ti hanno insegnato?
La presenza in qualsiasi momento, il sostegno incondizionato, la voglia di comprendere anche quando questa cosa è difficile. Perché non si attraversano momenti belli e basta, quindi il fatto di riuscire a restare e di riuscire a comprendere in maniera incondizionata.
Hai detto “Siamo eterni debitori del messaggio che portiamo”. Tu hai capito qual è il messaggio che devi portare?
Assolutamente no. Forse è questo l’essere eterni debitori. Io non l’ho ancora capito, però mi piace cercarlo. E’ il mestiere dell’attore che della ricerca fa forse il suo pilastro fondamentale. Questo lavoro mi dà possibilità di cercare questa cosa, anche studiando dei personaggi e non soltanto studiando me.
Hai detto che hai imparato a fare i conti con le tue fragilità. Cosa ti rendeva vulnerabile?
Non sono sicuro di averla superata. Ho avuto la fortuna, anche per il mio lavoro, di poter stare con tanta gente. A volte ho bisogno di un parere che non sia disinteressato ma di una persona vicina. Per cui una cosa che ancora non ho superato del tutto è il trascorrere troppo tempo da solo e quindi avere un po’ il bisogno di sentire l’altro.

Tale e Quale Show ti ha accolto tra i protagonisti. Come stai vivendo questa esperienza?
Mi rende molto felice perché posso sperimentare delle cose che in realtà vivevo fino agli anni teatrali.
C’è un idolo che ti piacerebbe interpretare?
Riccardo Cocciante: ha una pasta vocale così profonda e drammatica che a me piace molto.
In Un Posto Al Sole il tuo personaggio è uno chef e nella vita tu ami molto cucinare. Carlo Conti che piatto sarebbe?
Una lasagna. E’ un piatto meraviglioso perché è di tutti.
Elettra Lamborghini?
Un gambero in tempura con salsa teriyaki o con una confettura di peperoncino. E’ croccante, ti sorprende.
Alessandro Siani?
Una parmigiana.
Stai attento: Cristiano Malgioglio?
Forse una di quelle zuppe di castagne e porcini, che è una roba sulla quale ti fiondi. Sai che è buona in fondo, ma se non stai attento di scotti.
Tu e Samuele Cavallo siete molto amici. Cosa vi unisce?
Non lo so e forse è la cosa più bella. Sono talmente tante le cose che non saprei più definirle. Sappiamo tutto: vita privata, incertezze, paure. È uno dei miei amici più cari, è un fratello.
Oggi il passato come lo guardi?
Con orgoglio. Non guardo con orgoglio il presente, perché mi rende più orgoglioso sapere quanta fatica ho fatto e quanto potesse essere incerto il passato che in quel momento era presente.
Il futuro?
Con l’incertezza. L’artista deve fare i conti con la possibilità continua di cambiare tutto. A un certo punto non diventa più coraggio, ma quasi una necessità.
Se dovessi chiederti di riassumere la nostra chiacchierata con una parola, quale sarebbe e perché?
Curiosità, ma non la tua: la mia. Sono state delle domande molto belle, ho sentito di poter parlare in maniera totalmente libera e anche creativa e questo è uno spazio che molte volte non abbiamo.