Ricapitoliamo: oggi è stata una giornata infinita, metto mio figlio a letto, videochiamata con mio marito, poi mi accomodo sul divano, sistemo il cuscino, preparo una tisana (o qualcosa di meno salutare), prendo il telecomando e mi preparo a guardare una bella serie TV. Almeno questa è l’idea, l’idea iniziale.
Netflix. In homepage campeggia la seconda stagione di Storia della mia Famiglia, le vicende di Fausto (Eduardo Scarpetta) un giovane napoletano trapiantato a Roma, che per una malattia incurabile si trova a dover decidere, nell’ultimo giorno della sua vita, di affidare i due figli Libero ed Ercole alle persone a cui più tiene: la madre Lucia, il fratello Valerio e i due migliori amici Maria e Demetrio. Guardo il trailer, leggo la sinossi, salvo nella lista e passo oltre, questa sera mi sento un po’ ipocondriaca non ho voglia di accollarmi disgrazie.
Poi apro Prime Video. Qui trovo una nuova produzione fantasy Spider noir con il mio attore preferito: Nicolas Cage. La serie è ambientata nella New York degli anni ’30 durante il proibizionismo, al centro della storia non c’è Peter Parker, ma Ben Reilly, un ex supereroe stanco e disilluso, che indaga nel mondo della malavita. Lo stile è il punto di forza: la serie è stata concepita per essere vista in bianco e nero, esaltando un’atmosfera pulp e noir davvero suggestiva. Interessante. La metto tra i preferiti e continuo la ricerca.
È il turno di Disney Plus. La seconda stagione di Alice e Steve. Amo il British humor! Alice (Nicola Walker) è sconvolta dalla relazione tra il suo migliore amico, il cinquantenne divorziato Steve(Jemaine Clement) e sua figlia, la 26enne Izzy (Yali Topol Margalith) studentessa universitaria in crisi amorosa. Alice si oppone categoricamente e tenta in ogni modo di sabotare la neo-coppia, tra stratagemmi, agguati e attacchi personali senza freni. Potrebbe essere la scelta giusta. Potrebbe. Ma non sono ancora convinta.
Apro NOW. C’è una “dramedy” surreale The Miniature Wife – Un piccolo problema con Elizabeth Banks e Matthew Macfadyen, tratta dal racconto di Manuel Gonzales, che esplora le dinamiche di coppia dopo che un esperimento scientifico rimpicciolisce la moglie. Ummmm non so se me la sento, ho discusso un paio di volte con mio marito questa settimana, non vorrei la trovasse nei preferiti e pensasse di prendere spunto.
Poi passo a Apple TV, dove trovo una serie acclamata dalla critica: Cape Fear, thriller psicologico e horror ispirata al film del 1991 Cape Fear (pellicola diretta da Martin Scorsese). Un incubo si abbatte sugli avvocati felicemente sposati Anna (Amy Adams) e Tom Bowden (Patrick Wilson) quando Max Cady (Javier Bardem), il terribile assassino che loro stessi hanno contribuito a far condannare e incarcerare, viene rilasciato dal carcere ed è assetato di vendetta. Bellissimo ma non da sola, per questo livello di ansia c’è bisogno di qualcuno accanto sul divano.
Insomma scorro. Leggo recensioni. Guardo trailer. Apro classifiche. Cerco consigli sui social. Ci sono tanti titoli interessanti. Torno indietro. Passa mezz’ora. Poi un’ora. Poi un’altra ancora.
Quando finalmente credo di aver ristretto la scelta a tre titoli, mi accorgo che sono le 23:40. Guardo il telecomando. E realizzo che, anche questa sera, non ho visto assolutamente niente. Spengo tutto.
Domani sarà sicuramente la serata giusta per iniziare quella serie di cui parlano tutti. Forse.