Sanremo 2026: commento e pagelle della terza serata

Una serata carica di musica, emozioni, momenti esilaranti e grande spettacolo al centro del nuovo appuntamento della kermesse condotto da Carlo Conti e Laura Pausini e l’annuncio del vincitore della sezione Nuove Proposte.

Ha preso il via anche la terza serata di Sanremo 2026 con in testa la sfida finale tra le Nuove proposte. Insieme allo speaker e conduttore Gianluca Gazzoli, è stato annunciato il vincitore Nicolò Filippucci con il singolo Laguna.

A seguire, si è passato subito alla sfida tra i Big con l’ascolto degli altri 15 brani in gara: anche stavolta il giudizio è stato affidato al Televoto (che vale il 34%), alla Giuria delle radio (33%) e di nuovo alla Giuria della sala stampa, web e tv (33%). I primi cinque classificati, in ordine sparso, sono stati: Arisa, Sayf, Luché, Serena Brancale, Sal Da Vinci.

Ad impreziosire la serata come co-conduttori sono stati la top model russa Irina Shayk e Ubaldo Pantani nei panni di una delle sue parodie più riuscite, Lapo Elkann.

Un momento ricco di carica emotiva e di riflessione dedicato a temi importanti, come la violenza giovanile, il bullismo, è stato l’incontro con Paolo Sarullo, il giovane tetraplegico di Albenga che è stato aggredito, mentre era in monopattino, da quattro adolescenti che hanno provato a rapinarlo, è caduto a terra e da allora è tetraplegico.

Nel raccoglitore di istantanee di questa edizione della kermesse, si aggiunge anche il momento magico firmato da Laura Pausini che ha cantato con il Piccolo Coro dell’Antoniano il successo “Heal The World” di Michael Jackson per ricordarci che la pace è un diritto e un dovere.

Molta attesa, invece, c’era per la prima esibizione dal vivo di un duo iconico della musica internazionale: Eros Ramazzotti e Alicia Keys sulle note di “L’aurora“. E poi ancora “Adesso Tu” e altri grandi successi che hanno portato il pubblico in sala ad alzarsi dedicando alla performance una speciale standing ovation.

Non hanno potuto che far ridere Virginia Raffaele e Fabio De Luigi che con il loro temperamento hanno stravolto il palco dell’Ariston; occasione proficua anche per ricordare il loro film “Un bel giorno” in uscita in tutti i cinema.

In Piazza Colombo si sono esibiti, invece, i The Kolors sulle note di un mash-up, da Italodisco a Un ragazzo, una ragazza fino al singolo in gara nel 2025: “Tu con chi fai l’amore”. Sulla nave abbiamo ritrovato Max Pezzali con altri suoi successi della sua discografia.

E ancora, premio alla carriera al paroliere Mogol che ha festeggiato i suoi anni di musica ricordando i tanti successi e il contributo poetico e unico concesso alla musica italiana, il tutto con una commovente standing ovation accorata da parte di tutta la platea.

Di seguito i nostri voti e commenti:

Arisa“Magica favola”

VOTO: 9

La storia di una vita, quella di una bambina che diventa donna, che desidera chiamare e riabbracciare mamma e papà, che ha avuto dolori, cicatrici ma alla fine dei conti tutto è stato una favola magica. Arisa anche in questa seconda esibizione si conferma una voce potente. Il pezzo esplode come una delle più classiche colonne sonore. Elegante, più potente che mai. Merita il podio senza dubbio.


Eddie Brock
“Avvoltoi”

VOTO: 2

Indie, pop. Rispetto al debutto si presenta sul palco con un più di padronanza, ma l’emozione e forse alcuni intoppi tecnici giocano lo scherzo di note non prese sempre correttamente e un fuori tempo notevole. C’è la voglia di mettersi in gioco, di buttarsi e costruire una carriera nel tempo.


Francesco Renga
“Il meglio di me”

VOTO: 5

Al secondo ascolto dal vivo di questo brano, Renga sembra più consapevole di sé stesso. Ci sono le sue corde più pure, quelle che lo compongono da sempre. Arriva chiaro ciò che vuole trasmettere, anche se il non discostarsi dalle spiagge sicure forse non aiuta.


Leo Gassmann – “Naturale”

VOTO: 6

Il suo modo di cantare e prendere le note sono un marchio che lo differenzia dagli altri. La dimensione attoriale maturata negli ultimi anni sicuramente ha avuto un forte peso anche sulle scelte stilistiche e musicali. Anche l’interpretazione del brano, rispetto ai precedenti Festival, ha un marchio diverso. In questa terza serata, dove si è esibito per secondo, non ha spiccato per estensione vocale e questo ha penalizzato il risultato finale.

Luchè – “Labirinto”

VOTO: 3

Dopo averla ascoltata in radio, si conferma l’idea che la versione dal vivo non renda giustizia all’interpretazione. C’è il giusto rap nella seconda strofa e un ritornello che funziona. In generale continua ad essere un passo Imprudente, come dice il suo cognome.

Malika Ayane – “Animali notturni”

VOTO: 6 e mezzo

Molto latineggiante e cool questo singolo della Ayane, con sonorità quasi inaspettate. Anche ad un secondo ascolto, la canzone risulta complessa musicalmente a tal punto che il suo timbro non riesce ad emergere davvero. Un peccato, ahimè. Un ritornello che si fa cantare già dal giorno dopo, destinata ad entrare in testa a lungo andare.

Mara Sattei – “Le cose che non sai di me”

VOTO: 8

Elegante. Questo ciò che arriva a primo impatto dopo averla vista e sentita cantare. Conferma anche stasera una maggiore maturità soprattutto nell’utilizzo della voce. Sulla carta tutto perfetto, anche se si evidenzia un usato garantito, troppo simile alla precedente “Duemilaminuti”. Forse si poteva puntare su qualcosa di più ambizioso.

Maria Antonietta e Colombre – “La felicità e basta”

VOTO: 7 e mezzo

Un duo che arriva al pubblico nella sua forma più sincera. Si percepisce l’alchimia tra i due, gli sguardi e l’accostamento delle voci li rendono una delle più belle rivelazioni di questo festival. Ottimo il sound, fresco e accattivante.

Michele Bravi – “Prima o poi”

VOTO: 7-

Un po’ con il viso troppo incipriato, Michele Bravi torna con una nuova emozione, palpabile e comprensibile. Conferma di essere molto maturo nella stesura dei testi e anche nell’interpretazione. Un brano e una esibizione molto teatrali e in un crescendo che funziona.

Raf – “Ora e per sempre”

VOTO: 4

Canzone che dà la sensazione di essere venuta fuori da uno dei primi album di Raf. Purtroppo, l’incontro generazione con il figlio nella scrittura del testo non è arrivato del tutto. Una canzone più nostalgica che altro, quasi una firma alla carriera.

Sayf – “Tu mi piaci tanto”

VOTO: 6-

Una prima partecipazione tra modernità, cantautorato e sonorità che vogliono rimanere impresse. Brano nato in maniera spontanea che, come lui stesso ha raccontato, porta al suo interno riferimento alla storia d’Italia. Arriva l’attualità, l’intento è nitido e il ritornello è tra quelli che più rimane in questa edizione. Manca comunque un guizzo più al primo ascolto, ma senza dubbio una prima partecipazione che funziona.

Sal Da Vinci – “Per sempre sì”

VOTO: 8

Un po’ “Castello delle cerimonie”, un po’ Julio Iglesias, ma Sal Da Vinci conferma il successo con questo suo singolo. Già alla seconda esibizione in questa edizione del Festival, tutti sanno e cantano il brano. C’è il ritmo, c’è la melodia, c’è una hit annunciata. Viene voglia di cantare e ballare, si alzarsi e fare festa. Il pubblico lo ama e un premio risulta essere inevitabile.

Samurai Jay – “Ossessione”

VOTO: 6 e mezzo

Un po’ Fred De Palma con Anitta, un po’ Ozuna, a tratti Benji e Fede. Inutili paragoni, perché la verità è che funziona Samurai Jay. Rimane in testa, ipnotizza e spinge ad alzarsi dal divano, andare in spiaggia e ballare. Già in tendenza su Tik Tok e in radio. Il videoclip con la partecipazione di Belen è già iconico.

Serena Brancale – “Qui con me”

VOTO: 7 e mezzo

Molto emozionata, pienamente dentro la canzone e trasportata da ciò che voleva raccontare con la musica: l’amore per sua madre. Anima blues e pienamente soul, la Brancale conferma di essere una voce potente e sempre più promettente. Una canzone difficile e in crescendo. In questa esibizione molto più padrona dei suoi vocalizzi e delle note. L’ascolto può migliorarla e renderla più pop, nel senso di popolare in linea con la nuova pelle con la quale si presenta ad oggi al pubblico.

Tredici Pietro“Uomo che cade”

VOTO: 4 e mezzo

L’inizio è rappato, con atmosfere che richiamano un certo immaginario anni ’90: groove morbido, accordi intensi dal gusto retrò, un mood sospeso tra hip hop e R’n’B. La scrittura di Dimartino si nota tutta. Meno emozionato rispetto al debutto e questo gli ha permesso di essere più presente durante l’esibizione. La canzone ha uno dei ritornelli più diversi (nel senso di unici) tra quelli in gara. Sembra, però, un unicum che non convince del tutto.

Questa terza serata del Festival è trascorsa in maniera abbastanza lineare, senza particolari momenti con guizzi che hanno fatto la differenza. Esclusa Laura Pausini, le co-conduzioni di Pantani e Irina Shayk non hanno convinto: poco dentro il “gioco” della kermesse, poca dinamica di show. Quei pochi sorrisi sono stati strappati da Vincenzo De Lucia con le sue esilaranti imitazioni e l’incursione della Raffaele con Fabio De Luigi.

Diversi i momenti dedicati alla riflessione e alla sensibilizzazione, resi tramite musica o parole sincere. Un’altra serata da archiviare, nel complesso in linea con il fil rouge di un Festival di Sanremo che rimane un po’ pieno di polvere e poche paillettes che hanno smesso di sbrilluccicare.

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