Nata a Trento e romana d’adozione, dopo una vita tra passerelle e shooting, Nadia Mayer inizia la sua carriera nel settore immobiliare otto anni fa. Oggi è tra i migliori agenti di un’agenzia internazionale leader nel settore degli immobili di lusso. Intraprendente e determinata, tiene molto a valori come lealtà e trasparenza, che caratterizzano la sua filosofia di vita e di lavoro. E’ tra i volti di Real Time nel programma Casa a Prima Vista.

Da un po’ di anni sei diventata uno dei personaggi di riferimento del piccolo schermo. Hai detto che per te è come una “seconda giovinezza”. Perché? Che momento è questo nella tua vita?
È un momento molto bello della mia vita, perché è fatto di una consapevolezza che prima non avevo. Lo definisco una “seconda giovinezza” proprio per questo: oggi non ho più l’ansia della “prima. A vent’anni corri per dimostrare chi sei, senti il bisogno di arrivare, di essere riconosciuta, di trovare il tuo posto.
Oggi invece corro perché so davvero chi sono. E questa è una differenza enorme, perché cambia completamente il modo di vivere le cose. C’è più libertà, meno bisogno di approvazione, più autenticità. Non devi più convincere nessuno, devi solo essere coerente con te stessa.
È una fase della vita in cui ti senti più leggera, ma allo stesso tempo più solida. Più serena, ma anche più determinata. Per me questa “seconda giovinezza” nasce proprio dall’incontro tra esperienza ed energia: l’esperienza ti guida, ti dà sicurezza, ti fa evitare certi errori… mentre l’energia ti spinge ancora a metterti in gioco, a fare, a creare. Ed è questo equilibrio, che prima non avevo, a farmi sentire oggi davvero bene con me stessa.
Il tuo garbo, il tuo charme e la tua capacità di ascolto fanno davvero la differenza. Sei sempre stata così già da bambina?
In realtà no, da bambina ero molto vivace. Allo stesso tempo però in pubblico ero timida, non parlavo tantissimo, osservavo più che espormi. Poi crescendo sono cambiata, sono diventata sicuramente più diretta, ma quello che è arrivato davvero con il tempo è la capacità di ascoltare.
L’ascolto non è qualcosa che nasce per caso, è una scelta. Ho imparato quanto sia importante ascoltare soprattutto lavorando con le persone, entrando in contatto con le loro storie, le loro esigenze, le loro fragilità. E quando scegli davvero di ascoltare, succede una cosa molto bella: le persone lo percepiscono, si fidano, si aprono.
Oggi credo che il mio modo di essere sia proprio questo equilibrio: da una parte la spontaneità e la schiettezza che ho costruito negli anni, dall’altra questa attenzione verso l’altro, che è diventata fondamentale. Perché alla fine, prima ancora di qualsiasi lavoro o risultato, quello che resta è sempre il rapporto umano.
A Vanity hai detto: la bellezza è un dono, ma non bisogna vergognarsi di possederlo, senza contare che è la bellezza dell’anima quella che esce prima di quella esteriore. Nel senso più generico, cosa significa bellezza per te?
Per me la bellezza è come un biglietto da visita, è un po’ come bussare ad una porta: ti permette di entrare in contatto, di avvicinarti, ma non è detto che poi quella porta si apra davvero.
La vera differenza la fa quello che c’è dopo. Per questo dico sempre che la bellezza è coerenza. È quando ciò che si vede fuori corrisponde a quello che sei davvero dentro.
E questo lo ritrovo molto anche nel mio lavoro: una casa può essere bellissima esteticamente, perfetta nelle finiture, ma poi com’è l’ambiente? Che sensazione ti dà? Se non ti fa stare bene, se non ti rappresenta, se la situazione familiare all’interno non è piacevole quella bellezza resta solo in superficie.
La bellezza autentica, invece, è quando non devi fingere di essere qualcosa che non sei. È lì che diventa vera, e si percepisce subito.

Ho scoperto che da piccola imitavi la Carrà ma volevi fare anche la veterinaria. Di quella bimba quali sfumature sono rimaste più marcate nel tempo?
Se penso a quella bambina, mi viene subito da sorridere, perché in fondo era già tutto lì. Da una parte c’era l’energia della Carrà, la voglia di muoversi, di stare “sul palco”: ballavo davanti allo specchio il tuca tuca e mi divertivo tantissimo.
Dall’altra, però, c’era una parte completamente diversa, più profonda: quella della cura. Sognavo di fare la veterinaria, uscivo e cercavo di “curare” i gatti, usando anche le garze che rubavo a mia madre. Era un modo ingenuo, ma molto sincero, di prendermi cura degli altri.
Oggi mi rendo conto che queste due cose le ho portate con me e le ho unite. Da una parte c’è ancora quell’energia, quella velocità, quella capacità di stare in scena; dall’altra c’è l’attenzione, il desiderio di capire e aiutare.
Anche nel lavoro cerco di essere così: pragmatica, veloce, ma sempre con il cuore. Perché alla fine, che tu sia su un “palco” o nella vita reale, quello che fa davvero la differenza è proprio questo equilibrio.
Sempre tu hai detto: “quando qualcuno ti costringe a essere chi non sei bisogna avere il coraggio di mollare”. Che rapporto hai con il fallimento e con il coraggio?
Il coraggio di mollare non è mai facile, anzi è una delle cose più difficili. Però ho imparato che mollare non significa fallire. Spesso si fa confusione tra le due cose, ma in realtà sono molto diverse.
Se non sbagli mai, non impari, e soprattutto resti sempre nello stesso punto. Io credo che il vero rischio sia proprio quello: non evolvere, restare uguali a se stessi per paura di perdere qualcosa.
Anche nel mio lavoro mi è capitato tante volte di dover dire dei “no”. Clienti che magari volevano vendere fuori mercato, situazioni in cui avrei potuto andare avanti lo stesso… ma ho scelto di fermarmi. E non è semplice, perché significa anche rinunciare a opportunità, a possibili guadagni, a risultati immediati.
Però alla fine tutto si riduce a questo: rimanere fedeli a se stessi. Il coraggio, per me, non è solo andare avanti a tutti i costi, ma anche sapere quando fermarsi, quando lasciare andare qualcosa che non ti rappresenta più. Ed è lì che fai davvero un passo avanti.
Se ti chiedessi qual è stato il momento più doloroso della tua vita cosa mi diresti?
Il momento più doloroso, per me, è sempre legato agli addii. Non siamo mai davvero pronti a lasciare andare le persone che amiamo, anche quando sappiamo che prima o poi succederà.
E la cosa più difficile è che il tempo non torna. Ce ne rendiamo conto spesso troppo tardi, quando vorremmo dire qualcosa in più, fare un gesto in più, dare un abbraccio in più. A volte il dolore più grande è proprio quello di non aver detto un “ti voglio bene” in tempo.
Nella mia vita ci sono stati momenti difficili, ho lottato tanto, ma ho imparato che il dolore ha tante forme. E, paradossalmente, a volte fanno più male le illusioni dei “no”. Perché i “no” li accetti, prima o poi. Le illusioni, invece, ti restano dentro più a lungo.
E quello più felice?
Non riesco a scegliere un solo momento, perché i più felici sono cinque. Anzi, più che momenti, sono attimi che restano impressi per sempre.
La nascita dei miei figli: Marialuce, Mariachiara, Andrea, Luca e Anastasia. Sono istanti che ti cambiano la vita in modo profondo, che ti segnano dentro e che non si possono spiegare davvero a parole.
Ogni volta è come se il mondo si fermasse per un attimo, e tutto acquistasse un senso diverso. Sono emozioni che restano, che ti accompagnano per sempre e che, anche nei momenti più difficili, ti ricordano ciò che conta davvero.

In questa nuova giovinezza, c’è anche il successo di Casa a Prima Vista, ma anche del tuo libro “La mia casa ideale”. Cosa non deve mancare nella tua casa ideale?
Non deve mancare la luce. Per me la luce è fondamentale. Una casa luminosa cambia completamente la tua giornata. Una casa senza luce, anche se è grande il doppio, per me resta una casa triste. La luce ti dà energia, ti fa stare bene, è la prima cosa che cerco.
Poi non può mancare uno spazio da vivere davvero, da condividere con la famiglia. Non deve essere per forza perfetto, ma deve essere un luogo in cui ti senti a casa, in cui puoi essere te stessa senza filtri.
E infine l’ordine, ma non quello maniacale. Un ordine funzionale, che ti aiuta a vivere meglio, non che ti opprime.
Alla fine, la casa ideale è quella in cui ti senti a posto, senza dover fingere niente. Anche solo seduta sul tuo divano, se senti che quello è il tuo posto, allora è quella la casa perfetta.

Oggi quali sono o quali sono diventate le gioie della tua vita?
Oggi le mie gioie sono diventate molto più semplici, ma proprio per questo più vere. Anche solo prendermi un caffè senza guardare continuamente l’orologio è una piccola grande felicità.
La libertà, per me, è una delle gioie più importanti. Libertà anche di dire “no”, senza sensi di colpa, senza dover sempre accontentare tutti. È una conquista che arriva con il tempo.
E poi c’è il lavoro, che resta una parte importante della mia vita. Dopo una giornata intensa, sentirmi dire da un cliente “è andato tutto bene” è una soddisfazione enorme. Sono quelle conferme silenziose che ti fanno capire che stai facendo la cosa giusta.
Alla fine, credo che la gioia oggi sia proprio questo: trovare valore nelle cose semplici, ma autentiche.
Fino a qui, hai più perdonato o sei più stata perdonata?
Credo di aver fatto entrambe le cose, ma con il tempo ho capito soprattutto il valore del perdono. Quando perdoni, in realtà il regalo non lo fai all’altra persona, lo fai a te stessa. È un modo per liberarti, per andare avanti senza portarti dietro pesi inutili.
Non è sempre facile, perché quando qualcuno ti ferisce il primo istinto è quello di chiuderti o di trattenere. Però ho imparato che restare ancorati al dolore non serve a nulla.
Oggi, se qualcuno mi fa male, scelgo una strada molto semplice: sorrido e chiudo. Senza rancore, ma anche senza tornare indietro. Perché il rispetto verso se stessi viene prima di tutto.

In questo giro di ruota che è la vita, fino ad adesso hai detto tutto ciò che dovevi dire o c’è qualcosa che ti è rimasto soffocato in gola?
Non mi piace sentire il nodo alla gola, è una sensazione che ho provato poche volte nella vita e che non mi rappresenta.
Ci sono stati momenti, anche nel lavoro, in cui mi sono trovata in situazioni che non sentivo completamente mie. Non sempre è qualcosa di evidente, a volte sono sfumature, dinamiche, modi di fare che, senza accorgertene, ti portano un po’ lontano da quello che sei davvero. E quando succede, dentro qualcosa si muove.
Sono una persona molto emotiva e a volte parlano più le mie emozioni delle parole. Però ho imparato che non tutto deve essere detto subito, e soprattutto non tutto deve essere spiegato.
Ci sono cose che non ho detto, ma non per mancanza di coraggio. Semplicemente perché credo che ogni parola abbia un peso preciso, e soprattutto un momento giusto.
Poi la vita, in qualche modo, sistema sempre le cose. Ti allontana da certe dinamiche e, col tempo, ti fa capire anche perché. A volte si chiude una porta e si apre un portone… e qualcuno resta dall’altra parte. Ogni tanto prova anche a suonare il campanello, ma quando hai già scelto la tua direzione, non sempre ha senso riaprire.
E a quel punto, senza bisogno di dire troppo, ogni cosa trova sempre il proprio posto, e quando succede, capisci che tutto si è sistemato esattamente come doveva.