“Buongiorno, carissimo. Come stai?” Così mi ha risposto Milly Carlucci al telefono: come un’amica, una compagna di banco, una presenza nel quotidiano di ognuno. Ha una carriera costellata di incontri, successi ed esperienza. Dopo aver portato chiunque sulla pista da ballo, reduce dal successo di Canzonissima, adesso si gode un po’ di riposo prima di ripartire con lo scouting per Ballando On The Road.
Come sta?
Molto bene, ho portato a casa due imbarcazioni che hanno dovuto navigare in mari non facili. Per Canzonissima è una gioia, non era scontato che le cose andassero bene. Era una speranza ma anche una scommessa. Aver ottenuto il risultato e dato un nuovo formato alla Rai è una grande soddisfazione.

Cosa non doveva mancare nella costruzione all’inizio?
Il glamour del grande spettacolo del sabato sera. Il pubblico italiano forse non ricordava cosa c’era dentro la storica Canzonissima finita del ‘74. Tutti, però, hanno l’idea di un programma con grandi ospiti e canzoni. Ci voleva, quindi, un cast adeguato e persone che fossero in grado di emozionarci con successi e propri cavalli di battaglia. Servivano le storie, diventate un tessuto di emozioni fondamentale, soprattutto quelle di personaggi che normalmente non si svelano e che qui si sono raccontati tra sfumature umane e artistiche.
Dopo la vittoria, Fabrizio Moro mi ha detto che dedica il successo ai ragazzi che desiderano vivere la libertà. Cosa significa libertà per lei?
E’ una parola enorme. Esiste quella sociale e democratica; poi c’è quella personale, delle proprie scelte. Se passi la vita non potendo scegliere, costretto in una strada determinata da altre circostanze, poi non sei completamente realizzato come quando puoi decidere dove andare e cosa fare. La libertà ti da maggior gioia e ti fa espandere l’animo.

Canzonissima è stata una prima volta come per tanti altri programmi suoi. Dopo una carriera come quella di Milly Carlucci, come si vivono le prime volte?
Esattamente come tutte le altre, come quando ero una pivellina (sorride, ndr). Il nostro non è un lavoro dove costruisci su un basamento di successo sicuro perchè magari hai anni di carriera dietro. Non c’è memoria né garanzia. C’è solo speranza che quello che stai costruendo intercetti l’interesse del pubblico. Spesso la fortuna deriva dall’essere sincroni rispetto ad un sentiment che il pubblico sta vivendo.
Sta per ripartire il tour di scouting per Ballando On The Road. Girando l’Italia quali storie e realtà ha scoperto?
Ci sono storie straordinarie di persone che nel loro piccolo angolo di mondo si sono costruite sistemi per continuare a sopravvivere, superare i problemi, essere più sereni e dare sfogo alla creatività. Ci sono storie di donne che hanno utilizzato la danza come appiglio per superare ricoveri oncologici e cercare di evadere. Molti hanno vissuto la danza come un momento per trovare speranza dopo una grande perdita. Ma anche famiglie che hanno contato sulla danza per aiutare i bambini a crescere meglio.
Chi è il concorrente perfetto per Ballando con le stelle?
Noi cerchiamo chi non ha raccontato tutta la sua storia in altri programmi. Persone che abbiano voglia di buttarsi nella difficile strada dell’allenamento quotidiano. E’ divertente ma devi essere armato di buona volontà. Quando cominci non è tutto facile, anzi. Solo dopo il primo mese diventa tutto euforizzante. Hai sviluppato endorfine e sei sempre in uno stato di positività. Insomma, c’è bisogno di persone che abbiano anche voglia di fare questo e siano disposte a mettersi a giocare con la televisione e la giuria. E’ un gioco, non una cosa troppo seria. Anche se poi si sta insieme ed è necessario che tutti ci tengano.

A Vanity Fair ha detto: «Sono stata una bambina molto obbediente perché ero la primogenita ed ero la vice mamma. Ero molto responsabile». Oggi in televisione è la generalessa. Tutto torna!
(Ride, ndr) La generalessa mi fa un po’ ridere. Non sono un generale sul campo, ma una persona che grazie a sport e famiglia è stata molto strutturata e organizzata mentalmente. Facendo allenamento agonistico dovevo organizzare la mia vita per continuare ad avere buoni risultati anche a scuola. Quindi, ho avuto una vita strutturata e mi ha aiutato ad essere così anche nel lavoro.
Non posso chiederle se farebbe mai la ballerina per una notte perché l’ha già fatta, però mi dica qual è stata la sua Canzonissima nella vita…
In realtà, non c’è mai stata una sola canzone. Penso che siamo legati ad alcuni momenti della vita: da bimbo hai le canzoni dell’infanzia o quelle che ascoltavano i tuoi genitori; quando cresci quelle dei compagni della scuola media o del ginnasio, come è stato per me con i cantautori. All’università ho cominciato a seguire i concerti, sono andata da sola perché ero più grande. Credo ci sia una canzone per ogni stagione della vita.
Di Simone Lemmo, tratta dal settimanale VERO (12 maggio 2026)