Dopo gli eventi tra Roma, Milano e Torino con “La notte di Certe Notti”, Luciano Ligabue si prepara al prossimo settembre con un gran finale: 15 città e 15 appuntamenti unici che non prevederanno repliche per rendere ogni “notte” speciale e irripetibile; una grande festa che partirà il 22 settembre dall’Arena di Verona e che si concluderà il 24 ottobre all’Unipol Dome, ultima data live di Ligabue per il 2026.
Tra l’altro, a trent’anni dalla sua prima uscita, è tornato in libreria “Fuori e dentro il borgo”, il libro d’esordio di Luciano, in una nuova edizione rivista e ampliata uscita per Mondadori.
Questa nuova edizione, volume prezioso e da collezione, si arricchisce inoltre di una riflessione sul valore della scrittura e della creatività, osservate nella loro dimensione più libera. A completare il volume anche la sceneggiatura integrale di “Radiofreccia”, il film tratto dal libro e diretto dallo stesso Ligabue, insieme ad altri contributi inediti.

Come stai vivendo questo viaggio celebrativo?
Me lo sto semplicemente godendo al massimo. Fare concerti è sempre la cosa che dà senso a questo mestiere. Mi piace moltissimo lavorare in studio, incidere canzoni e pubblicarle. Ma i concerti sono la molla che ha scatenato tutto e mi hanno portato fino a qui. Mi sono reso conto che potevo farlo e che avevo anche il talento, una cosa che non avrei mai immaginato. In un primo concerto a 27 anni l’ho capito e quindi me li godo.
Nel titolo di questo tour torna “Certe Notti”, un brano che davvero è diventato un inno generazionale. Immaginavi questo successo?
Quando facemmo gli ascolti con la casa discografica, tutti dissero che Certe Notti era perfetto per essere il primo brano dell’album. Io all’epoca avevo solo fatto brani su tempo, come “Balliamo sul mondo”. Quindi, quella cosa mi sorprese molto. Tutto quello che questa canzone ha prodotto nella mia vita, ed è facile capirlo, è la gratitudine. Sarò grato per sempre.
Sul palco ci sono con te i musicisti che ti hanno accompagnato per tutta la carriera. E’ emozionante condividere questo tour con loro?
Ho cominciato a salire sul palco seguendo il concetto dei tre moschettieri: tutti per uno e uno per tutti. E’ come se suonare insieme a qualcuno facesse sì che questa convivenza diventasse un’esperienza da custodire nella memoria per sempre. Provo sempre un’emozione molto forte, soprattutto perché tutti hanno dei suoni molto riconoscibili. C’è anche mio figlio alla batteria ed è talmente bravo che ha messo tutti noi in riga. In genere, il padre sostiene il figlio e qui invece è lui che regge tutti noi.
Che pubblico vedi oggi? Come è cambiato negli anni?
E’ difficile stabilirlo. Ho visto cambiare il pubblico nel tempo, soprattutto quelli che dalle transenne sono passati a cercare la seggiolina (sorride, ndr). A me piace comunque cercare tra il pubblico qualcuno che mi dia adrenalina e carica. A volte trovo gente che vorrei anche assumere!
