Scritto dai fratelli Eduardo, Gino e Pacifico Acciarino, con Massimiliano Papaleo, che ne ha curato anche la regia, “Intelligenza Musicale 2.0” con i Gemelli di Guidonia sarà ancora in scena in giro per l’Italia con diverse date per intrattenere e divertire centinaia di spettatori.
Come da tradizione, il trio attinge al grande repertorio musicale italiano e internazionale, ma questa volta lo fa con uno sguardo al futuro: classici intramontabili vengono rivisitati attraverso strumenti digitali, effetti sonori e interazioni in tempo reale che rendono ogni replica unica. La vera novità di “Intelligenza Musicale 2.0” è il coinvolgimento diretto del pubblico, che potrà improvvisarsi autore e contribuire alla creazione di canzoni inedite, scritte sul momento grazie all’uso delle nuove tecnologie. Un esperimento ironico e brillante, “forse mai richiesto, ma ormai è troppo tardi!”.

Tra intelligenza artificiale, social media e innovazioni digitali che ormai scandiscono ogni aspetto della vita quotidiana, “Intelligenza Musicale 2.0” diventa lo specchio di un’epoca in continua trasformazione: con la loro inconfondibile comicità, i Gemelli di Guidonia trasformano la tecnologia in un nuovo strumento di creatività e interazione, dimostrando che “il futuro è già qui… nel bene e nel male!”
L’intervista con I Gemelli di Guidonia
Siete reduci da tour pieni di successo e di riscontro positivo da parte del pubblico. Dallo scorso ottobre l’Italia vi sta apprezzando sul palco con “Intelligenza Musicale 2.0”, un concentrato di comicità, musica e tecnologia. Come vivete questa ondata di affetto da parte della gente?
Eduardo: È bellissimo, è ogni volta un’emozione diversa in ogni città anche perché personalizziamo lo spettacolo in base al luogo dove siamo, scherzando sulle peculiarità e cose tipiche della città. Cantiamo una canzone improvvisata usando le parole dialettali del pubblico ed è uno dei momenti più divertenti dello spettacolo. Anche alla fine quando vengono a salutarci le persone ripetono divertite i tormentoni dello show.
Questo spettacolo è un viaggio tra musica, ironia e innovazione che mette al centro il rapporto, sempre più complesso e divertente, tra l’essere umano e la tecnologia. Qualche anno fa avete pubblicato il singolo “Boomer” e adesso parlate di tecnologia 2.0. Insomma, siete come quelli che dopo Facebook hanno scoperto Instagram?
Eduardo: Sì, è proprio così. Con quel brano abbiamo voluto enfatizzare questo nuovo linguaggio che circola tra i più giovani al quale neanche noi tre riusciamo a stare al passo, infatti ci sentiamo un po’ “boomer”. Lo spettacolo gioca tutto sul rapporto fra uomo e tecnologia, e molto spesso ci rendiamo conto che non riusciamo a viverne senza. Anche nella musica, con l’utilizzo dell’autotune, è cambiato il modo di cantare e nello show ci scherziamo con una gag tra le più divertenti. Anche per noi sono scoperte continue, ma cerchiamo di mantenere alto l’orgoglio cantando al naturale senza artefizi.
Lo spettacolo ha una dose di imprevedibilità molto alta, perché ogni sera il pubblico è partecipe in maniera attiva. Vi piace l’imprevedibilità e giocare con l’esuberanza inaspettata della gente?
Eduardo: Certo! Oltre alla canzone improvvisata, a teatro può capitare di tutto: una persona con la risata strana, una signora parecchio esuberante o qualche personaggio bizzarro. Quasi non vediamo l’ora che accada perché per noi è molto stimolante e ci diverte tanto giocare in queste situazioni. Abbiamo fatto molta gavetta tra matrimoni o piazze e ci è capitata la qualunque nei live, siamo abbastanza allenati! (ride)
Siete più boomer o GenZ nel quotidiano, al di là delle questioni anagrafiche?
Eduardo: Beh, forse dal punto vista del gusto musicale siamo tutti e tre abbastanza boomer perché ci piace ascoltare artisti e interpreti del passato, io Eduardo, addirittura sono un fan di Frank Sinatra, quindi su quello sono molto “anziano”. Ci incuriosiscono però le nuove tendenze e i nuovi artisti, per il nostro lavoro dobbiamo stare attenti all’attualità in quanto ci piace parodizzare anche sui social quello che succede nel mondo. Quindi boomer sì ma anche un po’ Gen Z!

Qual è il segreto del successo dei Gemelli di Guidonia?
Gino: Non esiste un vero e proprio segreto. Sicuramente premia il lavoro quotidiano, cercando soprattutto di essere al passo coi tempi!
Da “Effervescenti naturali” a Gemelli di Guidonia, così battezzati da Fiorello. In realtà, non siete gemelli, siete casertani e vivete a Roma se non sbaglio. Quanto è stato importante questo cambio di nome del trio, secondo voi?
Gino: Il cambio di nome a GEMELLI DI GUIDONIA è stato molto importante per noi: ci è stato dato da Fiorello e di questo ne andremo sempre orgogliosi. Ha segnato l’inizio della nostra esperienza a Edicola Fiore, che ci ha dato la prima visibilità importante a livello nazionale.
Con Fiorello avete un rapporto stupendo e l’affetto e la stima sono reciproci, immagino anche nel dietro le quinte…
Gino: Il dietro le quinte con Fiorello è un continuo divertimento! È un vulcano di idee, e abbiamo imparato molto da lui anche a telecamere spente.
In un’intervista Gino ha detto: “Alla base siamo sempre noi tre, siamo veramente una cosa sola che ci porta ad affrontare le montagne russe di questo di questo mestiere. Il segreto è sicuramente l’unità”. Non litigate davvero mai?
Gino: Siamo molto uniti. Sicuramente capitano dei momenti di confronto (sarebbe strano il contrario!), ma li superiamo sempre perché remiamo nella stessa direzione e abbiamo gli stessi obiettivi.
Ditemi un pregio e un difetto degli altri!
Pacifico: Un pregio di Gino è sicuramente il fatto di essere sempre positivo, un difetto la pignoleria; un pregio di Eduardo è l’essere, nella maggior parte delle volte, il primo dei tre a cui viene la battuta, un piccolo “difetto” può essere la sua ansietta, ma è ansia “buona”, quella di prestazione, che possono avere tutti, soprattutto quelli che fanno un lavoro simile al nostro, quell’ansia che sparisce in un istante, precisamente nel momento in cui si entra in scena.

Tra l’altro siete veramente ancora effervescenti perché non vi fermate mai e siete instancabili. Siete nel cast di “Citofonare Rai2” con Paola Perego e Paola Barale. Cosa vi ha spinto ad accettare questa proposta?
Pacifico: Innanzitutto è stata una chiamata molto gradita, e vorremmo ancora ringraziare chi ha pensato a noi; abbiamo accettato soprattutto perché ci è piaciuta l’idea presentataci riguardo al nostro contributo nel programma, ovvero quella di raccontare alcuni degli interpreti più importanti dello scenario musicale italiano, soffermandoci in primis su quello che non si sa di essi: i dietro le quinte, i retroscena delle canzoni, i caratteri nascosti, le sfaccettature inedite, il loro passato, tutto questo attraverso un viaggio, anche cantato, che vuole far rivivere le emozioni che questi personaggi immensi ci hanno donato.
Se aveste la possibilità di citofonare davvero a qualcuno (di famoso o no) chi sarebbe e cosa gli direste?
Pacifico: Mah, forse citofoneremmo a tutti quelli che hanno creduto in noi e ci hanno sempre sostenuto, ringraziandoli: innanzitutto i nostri genitori, per poi passare alle persone che ci hanno dato la possibilità di aprire nuove porte del nostro percorso artistico, big come Fiorello e Carlo Conti.
Durante lo spettacolo dite: “il futuro è già qui… nel bene e nel male!”. Cosa c’è di bello in questo futuro e qual è il male che intravedete voi?
Pacifico: Beh sì, nel nostro ultimo spettacolo teatrale “Intelligenza Musicale 2.0”, la frase suddetta ne è un po’ il sunto, nel senso che il futuro sarà fatto sicuramente di social, di intelligenza artificiale, e queste nuove frontiere ci aiutano, sì, ed è un bene; il vero “male” del futuro crediamo risieda magari nell’abuso che se ne fa di queste nuove tecnologie: il vero pericolo è quello di essere schiacciati da esse, a discapito di elementi unici, come la sensibilità e la creatività umana.