Gino Castaldo: “L’imitazione della Gialappa’s mi ha un po’ svilito”

Giornalista, critico, scrittore e conduttore radiofonico, Gino Castaldo adesso è anche in libreria con La musica è finita.

Nella dedica del libro si legge: Alle idee che portano scompiglio, fanno tremare il mondo e lo lasciano migliore di come l’hanno trovato. Tu come lo trovi?

Malmesso. C’è un calo di valori, spinte ideali, di speranza per il futuro. Credo che abbiamo un disperato bisogno di ritrovare il bandolo della matassa. Anche di nuove idee che ci facciano ritrovare entusiasmo.

Offri uno strumento nuovo per comprendere il presente e immaginare il futuro. Restituisci alla musica la sua dimensione più autentica, quella di un’arte capace di emozionare e resistere al tempo. È l’unica arte che ci sta riuscendo?

Tutte le arti riescono a resistere. Sicuramente c’è un sistema oggi che sembra incoraggiare la musica più superficiale, quella effimera, che non rimane e non incide nelle nostre vite. Il livello si sta abbassando e io credo che i musicisti sarebbero i primi a doversi ribellare a questo stato.

La musica che abbiamo conosciuto e amato è ancora viva o ha già concluso il suo ciclo lasciando spazio a un misterioso orizzonte?

L’impressione è che un ciclo si sia compiuto. Ora noi stiamo attraversando un periodo di grandi e potenti trasformazioni. Ci siamo dentro fino al collo ed è difficile comprendere fino in fondo dove stiamo andando. La musica a cui eravamo abituati sembra aver dato tutto quello che aveva da dare. Da molti anni non escono nuove idee, si ripetono all’infinito cose già sentite. Insomma, sembra che qualcosa sia arrivato alla fine ma ancora non si capisce quale possa essere il futuro.

Dall’analogico al digitale, dai vinili alle piattaforme fino all’irrompere dell’intelligenza artificiale. Esplori come la tecnologia abbia ridefinito il nostro rapporto con la musica. E’ davvero la fine di un’era?

Io penso di sì, anche al di là della musica. Le nuove tecnologie stanno invadendo la nostra vita con promesse sfavillanti che però nascondono molti inganni. Ora stiamo vivendo l’ingresso travolgente dell’IA. Ma non siamo preparati, non ci sono regole sicure. Io per temperamento non sono né pessimista né catastrofico, ma sono convinto che tutti noi dovremmo vigilare di più su quello che sta succedendo, e difendere qualità, bellezza, amore e autenticità.

Ad un certo punto citi De Andrè e poni un interrogativo: cosa vuol dire oggi essere autentici. Hai trovato la risposta?

È un tema centrale e come per molti altri aspetti della questione non riguarda solo la musica, o meglio la musica è uno specchio di tutto il resto. Viviamo in un mondo costruito su alcuni inganni che tende a farci smarrire il senso dell’autenticità delle cose e perfino di noi stessi. E noi dobbiamo combattere.

Citi anche Paoli e Vanoni. Un ricordo che hai di loro?

Erano persone di enorme umanità e anche molto divertenti. Ornella era sincera, aveva una personalità straripante e da giovane era un modello di emancipazione femminile. Gino era di quelli che ti sceglieva a fiuto come diceva lui, e se ti sceglieva eri amico per sempre. 

Scrivi: Come si presenterà o si è già presentato il diavolo? Da tempo abbiamo capito che non si tratta di un mostro osceno e repellente. Molto più verosimilmente ha le sembianze di un seducente e irresistibile tentatore. Probabilmente ricco. Te lo immagini così il diavolo?

Il primo a dircelo in musica fu Mick Jagger, che di diavoli se ne intendeva. Il suo era bello, seducente, fascinoso e sembra che parli dei demoni di oggi che sono le tecnologie, o meglio quelle usate senza regole, limiti e scrupoli e che promettono benessere e felicità.

Come te lo immagini il Paradiso?

Pieno di bellezza.

In Paradiso c’è anche spazio per il Gino imitato dalla Gialappa’s?

Lasciamo stare! Ho cercato di capire se esiste il reato di diffamazione stilistica. Scherzo, ovviamente. Mi sono sentito un po’ svilito all’inizio, ma sto pensando di chiedere diritto di replica.

Di Simone Lemmo, tratta dal settimanale VERO (21 maggio 2026)

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