Dopo la fine di Canzonissima su Rai 1, dove ha trionfato con Il mio canto libero, Fabrizio Moro adesso si prepara a condividere il suo nuovo album in attesa del tour che toccherà tutta l’Italia.
Sui social ha commentato dedicando “Questa vittoria a tutti i ragazzi che non riescono a trovarla questa libertà, in un mondo e in una società che li rende “prigionieri” di un futuro sempre incerto e di un’epoca dettata dalla frustrazione sociale, dalle guerre, dalla superficialità dell’apparire, dalla velocità con cui si consuma tutto, dai social network, dall’assenza di una “politica sana” e soprattutto dall’assenza di parentesi di tempo introspettive”.
Un messaggio di sconforto, ma anche di molta speranza e fa un invito ai giovani: “in questa vita, fidatevi, non vi regalerà mai niente nessuno e dovrete sempre lottare a pugni chiusi, per conquistare la vostra libertà. Tiratevi su le maniche, armatevi di coraggio e svegliatevi la mattina cercando di partorire idee, ogni giorno. Sognate”.
Inoltre, “Non ho paura di niente” è il suo decimo album in studio e le canzoni contenute nel disco si caratterizzano per testi introspettivi e attuali, in cui la dimensione intima si intreccia con una visione collettiva.

Non ho paura di niente è il titolo di questo nuovo disco. Come sei arrivato a questa consapevolezza?
C’è stato un momento in cui ho avuto fortemente voglia di riprendere in mano la mia vita. In realtà, ho paura di tante cose ed è proprio in quel momento che esce la parte più coraggiosa di Fabrizio e che suggerisce alla parte vigliacca di non aver paura.
Cosa lo diversifica dai progetti precedenti?
E’ un album in cui ho messo tanto cuore e tanto fegato, ma rispetto ai dischi precedenti, questo è stato più sofferto: è nato in un momento in cui ho provato un disagio generale, ero deluso da tutto quello che stava accadendo intorno al sistema musicale italiano e questa sensazione è stata maggiormente accentuata dal periodo storico che stavamo vivendo, il post-pandemia. Questo lavoro arriva a due anni e mezzo dall’ultimo progetto e dietro c’è un importante e lungo lavoro di scrittura, di pensiero, di produzione e di tanto altro. Oggi viviamo tutto sempre di fretta. Si corre anche nel mondo musicale, si pubblicano brani e album a distanza di poco tempo. Sono cresciuto in un mondo differente e per me fare un album è un processo diverso, richiede tempo.
Tra l’altro c’è anche una traccia che vede la collaborazione con Il Tre. Cosa vi ha unito?
E’ nato tutto in maniera spontanea; ci siamo conosciuti durante una cena ed ho avvertito che è un ragazzo genuino e sincero umanamente e professionalmente. Mi ha ricordato il Fabrizio dei tempi andati (sorride, ndr). La collaborazione musicale è nata dopo un’amicizia e questo è fondamentale. Io avevo scritto una strofa e lui mi ha cantato un inciso e da lì abbiamo chiuso il progetto insieme.

Stai lavorando ad un tour che promette un grande spettacolo. Qualche anticipazione?
Fino alla fine del 2026 toccherà varie città d’Italia e questo è il momento che aspetto di più. Come dicevo, manco dalla discografia da più di due anni, ma io non mi sono mai fermato. Non dico di aver cantato sempre la stessa scaletta, ma il fatto di cantare un disco nuovo è eccitante e questo approccio mi mancava molto.
Di Simone Lemmo, tratta dal settimanale VERO (12 maggio 2026)