Emilio Solfrizzi è uno dei volti più apprezzati nel mondo del cinema e delle fiction. I suoi ruoli in serie come Tutti pazzi per amore e Sei forte, maestro sono rimasti impressi nella memoria del pubblico. Adesso debutta con una tournée e uno spettacolo che partirà dal Teatro Quirino di Roma.
Stai per tornare in scena con Falstaff, L’arte di farla franca. Protagonista è un uomo che vive di parola, seduzione e menzogna convinto di poter sfuggire per sempre alle conseguenze delle sue azioni. Cosa ti affascina di questo personaggio?
Di lui mi affascina che non si ferma mai. È un bugiardo traditore, vive di parola e di seduzione. Lo fa con un’energia contagiosa. Di ogni situazione non si chiede mai se è giusta o sbagliata. Non si corregge, non si giudica, ma questo vuol dire anche che non si limita. Tu sai che di uno così non ti puoi fidare. Arriva a sfidare persino la morte e non per coraggio ma perché è convinto che anche lì se la caverà.
Tu che uomo sei? Cosa ti accomuna e cosa ti differenzia da lui?
Mi reputo un uomo abbastanza ordinario. Mi piace pensare che mi accomuni il piacere della parola, del gioco, della relazione. Ma io ogni tanto mi fermo, cerco di rispettare le regole. Falstaff non si ferma mai. Lui se si ferma deve darsi delle risposte. Io invece penso che quelle risposte, anche quando non ti piacciono, prima o poi devi provare a cercarle. E soprattutto a differenza sua io so che non sempre me la cavo.

John è un affabulatore instancabile, un seduttore fuori tempo massimo, un debitore cronico che ha trasformato l’inganno in stile di vita. Nel 2026 avrebbe vita facile?
Uno come Falstaff oggi funzionerebbe benissimo. È anche perfetto per i social: sa raccontarsi, sa sedurre, sa ribaltare le situazioni. Il problema è che non ha limiti. Solo che uno senza limiti prima o poi esagera. Fa il passo in più. Quello di troppo.
Gioca finché il passato non torna a reclamare il conto. La commedia si tinge allora di ombre più profonde: dietro la risata affiora la paura, dietro la spavalderia la solitudine. Quali di queste caratteristiche appartengono più ad Emilio Solfrizzi?
Non è un’intervista: è una seduta di autocoscienza. (ride, ndr) La risata sì, sicuramente.
La spavalderia mi diverte, ma sono fondamentalmente un timido. Lui è sempre in scena. Io sceso dal palco smetto di recitare. La paura la rispetto, perché ti dice quando stai andando oltre. È spavaldo per non avere dubbi. Trasforma la paura in un’altra sfida. E alla fine resta solo, anche perché, diciamo la verità, uno che non si ferma mai non costruisce mai davvero niente.
Al Giornale hai detto: Il teatro per me è il luogo della verità, a differenza della televisione dove ci sono filtri e montaggi. Cerco nel teatro quella connessione profonda che si crea tra attore e spettatore. Cosa ti ha dato il teatro che la tv ti ha tolto?
Il teatro mi dà la verità del momento. Sul palco non puoi rifare. La televisione ti dà strumenti, possibilità, linguaggi diversi. Ma il teatro ti mette davanti a te stesso. Il teatro ti dice che il dopo non esiste. E questo per me è un grande insegnamento.

Lo sai che Lunetta Savino dice che tu baci benissimo sul set?
In effetti, mi fido molto di Lunetta.
Oggi quali sono i tuoi sogni?
Sogno di fare cose che abbiano senso e non è poco. Falstaff ad esempio non ha sogni, ha occasioni. E le prende tutte. Io (quando posso) cerco di scegliere, che è più faticoso, ma anche più onesto.
Se potessi tornare indietro, cosa rivivresti e cosa cercheresti di allontanare dalla tua strada?
Forse eviterei qualche situazione in cui mi sono infilato pensando: “Vabbè, me la cavo”.
Che è una frase molto falstaffiana e raramente porta bene.
Sei più felice o più sereno?
Direi più sereno. La felicità è quando tutto funziona. La serenità è quando, anche se qualcosa non funziona, tu resti in piedi. Falstaff vuole sempre vincere la partita. Diciamo che io oggi mi godo anche il gioco.
Di Simone Lemmo, tratta dal settimanale VERO (12 maggio 2026)