“È l’ultima battuta?” segna il ritorno alla regia di Bradley Cooper, che qui dirige, produce e interpreta il suo film più maturo. Presentato fuori concorso nella sezione “Rosso di sera” della 17ª edizione del BIF&ST – Bari International Film&Tv Festival, il film Searchlight Pictures, con Will Arnett e la vincitrice dell’Oscar® Laura Dern, è nelle sale italiane dal 2 aprile.
Non è davvero l’ultima battuta
È l’ultima battuta? Di certo non per Bradley Cooper che con questo film più maturo fa decisamente centro e ci porta, senza retorica, nella declinazione di un nuovo lessico dei sentimenti, quelli più autentici.

Una fine che è anche un inizio
“Penso che dovremmo chiuderla qui”.
”Sì anche io”.
Inizia così il terzo film di Bradley Cooper: non ci sono tradimenti, tragedie, scenate o urla ma una coppia di genitori consapevoli che, dopo ventisei anni, qualcosa tra di loro si è rotto.
Sono Alex Novak (Will Arnett), borghese newyorkese annoiato con una vita ordinaria, e Tess (Laura Dern), sua moglie, ex giocatrice olimpica di pallavolo, con due figli e due cani.
Non sono infelici per il matrimonio ma nel matrimonio e ora devono andare avanti alla ricerca di una nuova identità che vada oltre l’essere genitori e compagni: Alex grazie all’incontro con la stand up comedy nella quale inciampa, un giorno, per caso, solo per non pagare un drink; Tess guardando finalmente ai suoi desideri e cercando di diventare allenatrice.
Due anime in cerca di verità
Due interpreti eccezionali, sfaccettati e credibili, una narrazione fatta di dialoghi intimi e sinceri tra due persone infelici e vulnerabili che cercano se stessi per poi ritrovare l’altro, ma anche tra il pubblico e Alex che usa la stand up comedy come specchio delle proprie emozioni, come una terapia laica e collettiva davanti a persone che non lo giudicheranno.

Uno stile autentico e senza filtri
È un film che senti vero: girato con la camera a mano, primi piani sulle fragilità emotive e contraddizioni umane, una fotografia pazzesca di Matthew Libatique (Il Maestro e Cigno nero) e quella “Under Pressure” di David Bowie e dei Queen che fa da sottofondo per tutto il film a sottolineare che senza quella pressione si può ricominciare.
Il senso delle seconde occasioni
È un film sulle seconde occasioni: perché no? Non sempre quella deve essere l’ultima battuta.