Che momento è della vita?
Sto raccogliendo quello che ho iniziato a seminare dodici anni fa. Sento che si stanno realizzando tutte le cose a cui ambivo da bambino. Però devo continuare a piantare. Vorrei crescere tanto e cercare di imparare il più possibile.
In ogni nostro incontro ho sempre scoperto un Danilo nuovo: l’attore, il modello, l’amante della musica, quello legato alle origini. Quale Danilo non ho ancora indagato?
Forse quello fanciullesco e più introspettivo. Mi piace tanto giocare come un bambino: divertirmi, stancarmi, andare ai campetti da solo o con gli amici per allenarmi come facevo a 15 anni. Però dopo un po’ la mia parte sociale si scarica e ho bisogno di introspezione e calma. E sono momenti che amo follemente.
Fare il modello ti ha un po’ aperto le porte. La bellezza è stata sempre un biglietto da visita o qualche volta un fardello da portarsi dietro?
Diciamo che la bellezza oggettiva ha i suoi pregi e difetti. Sicuramente è un ottimo biglietto da visita ma anche un’etichetta che ti costringe sempre a dimostrare di non esser solo un bel viso.

Che rapporto hai con il corpo?
Da piccolo il mio umore ne era abbastanza schiavo. Soffrivo di acne e pativo abbastanza. Oggi, invece, ho davvero un rapporto sereno. Non sono né attaccato morbosamente né indifferente. Non sacrifico nessuna gioia della vita, e ovviamente mi riferisco al santo cibo (sorride, ndr).
Citando Belve, fin qui è stata più tigna o più talento?
Recentemente ho rivisto video di dieci anni fa. All’epoca mi sarei detto: “Punta su altro!”. Sicuramente serve una predisposizione, come un po’ in tutte le cose. Ma è bello anche essere liberi di fare esperienze. Ho avuto tigna, ho studiato e mi sono impegnato perché ho avuto quella libertà. Andando avanti ho cercato di migliorare me stesso osservando anche gli altri.
La timidezza è un’arma per difenderti dai riflettori o uno scudo per proteggere le sfumature più intime?
La mia timidezza non traspare più molto, ho imparato a nasconderla. E’ sempre stato uno scudo che mi porto dall’adolescenza. Ho dato il primo bacio a diciassette anni perché non riuscivo ad approcciarmi con le ragazze. Oggi sono più sciolto, però essere un po’ timido non mi dispiace.

Lo sviluppo dei sentimenti è alla base del Paradiso delle Signore. Cosa continua ad incuriosirti di Matteo Portelli?
Il suo modo di capire le persone, cosa stanno vivendo e cosa può essere giusto per loro. Non è egoista. All’inizio Odile tentava l’approccio con Matteo, poi è successo il contrario. Adesso siamo in un momento in cui si è aperto uno spiraglio verso una relazione. Ha capito la condizione di Odile, la storia da cui arrivava e ha preferito aspettare senza approfittare di un momento di fragilità.
Siete tornati sul set per girare la nuova stagione. Il pubblico cosa deve aspettarsi?
Non lo so! Nemmeno noi lo sappiamo. C’è una linea di fondo che seguono gli sceneggiatori ma poi ci possono essere davvero tanti sviluppi. Sicuro ci si può aspettare molta più varietà negli ambienti e tra i personaggi.
Danilo D’Agostino negli anni ‘60 che vita avrebbe avuto?
Credo dipenda tutto da contesti. In quegli anni, ad esempio, è nato mio padre. E’ cresciuto in campagna, ha fatto il contadino, il fabbro e altri lavori manuali. Probabilmente avrei avuto una vita molto semplice e umile, magari legato alla famiglia e sempre con una passione per la musica.

Quest’anno sei stato anche protagonista a teatro. Ti piacerebbe tornarci?
Il teatro arricchisce e all’attore serve per riprendere sensibilità col pubblico. E’ utile anche per avere un po’ di strizza della buona la prima. C’è anche uno studio diverso del testo, più viscerale. In teatro puoi giocare molto di più. Quest’anno fare la commedia di Danilo De Santis è stata davvero una bella esperienza. Molti fan del Paradiso sono venuti a vedere lo spettacolo e il complimento più bello è stato: “non ci credo che sei tu, non ti avevo minimamente riconosciuto”. Riuscire a rompere un po’ i propri schemi e calarsi in altre vesti è la parte che più mi affascina di questo lavoro.
Ma nel tempo libero che fa Danilo?
Principalmente suono. Poi mi piace andare al parco e studiare sdraiato su un telo o in tenda in mezzo alla natura. Sin da bambino pratico tanto sport: calcio, padel o nuoto. Vado tantissimo nei locali in cui fanno musica live; sto proprio bene mentre ascolto blues o jazz e ogni tanto mi unisco anche io a suonare.
Che rapporto hai con l’amore?
Ho un rapporto molto rispettoso. Il termine identifica il sentimento, poi prende valore non abusandone e non sperperando in giro. Peso molto le parole. Non capita spesso che io chiami amore qualcuno. Un tempo mi innamoravo facilmente, mi buttavo a capofitto sulle persone che mi trasmettevano innamoramento. Oggi, alla fine, il mio grande amore è quello legato alla famiglia e mia nonna soprattutto.

Nel 2026 il Paradiso ha ricevuto il Rainbow Award per la serialità che meglio ha raccontato il mondo omosessuale. Come vedi i diritti oggi?
Vorrei andasse sempre meglio, verso conquiste più importanti. Mi piacerebbe che non si parlasse nemmeno di questi argomenti come “temi” o situazioni non normali. Quest’anno nel Paradiso torneremo a raccontare la storia omosessuale di Roberto, anche con delle svolte importanti.
Quanto sei stato sincero e quanto bugiardo in questa intervista?
Nelle interviste si è quasi sempre sinceri, soprattutto perché si cerca di entrare nel profondo. Poi tu sei stato molto bravo a fare domande profonde e non.

Se potessi descrivere la nostra chiacchierata con una parola, quale sarebbe e perché?
Stronzo! (ride, ndr). In verità, è difficile trovare una parola, è sempre bello chiacchierare insieme. Sei una bella persona, ti stimo molto e sei uno stronzo perché mi hai regalato una delle interviste più belle della mia vita.