Nel 2003 i nome di Costantino rimbalza in tv e sulle copertine dei giornali grazie alla sua partecipazione come tronista a Uomini e Donne. Oggi è protagonista del docufilm Narciso.
Come stai?
Bene, ho ripreso ad allenarmi e a fare un po’ di pesi. Continuo a curarmi, sto andando avanti con la terapia e ho recuperato quasi i 30 kg che avevo perso. Grazie alla ricerca ora sono anche promotore delle cellule staminali. Mi curo con questo antinfiammatorio naturale e riesco ad avere una vita pressoché normale.
Hai detto: Sono in una fase in cui sto cercando di recuperare la mia sicurezza, anche se prima della malattia non ho mai fatto punture o botox nonostante me lo abbiano proposto più volte. Cosa ti aiuta ad essere più sicuro di te?
Io sono sempre stato un ragazzo sicuro dell’aspetto fisico ed esteriore; le porte me le hanno aperte i miei occhi azzurri e la fisicità. Ho iniziato facendo il modello, l’animatore, lo spogliarellista, fino ad avere una possibilità in televisione.Il grande salto è stato grazie alla De Filippi. Oggi sono davanti al fatto che sto cercando di ritrovare non solo l’aspetto estetico ma anche quello interiore.
Come procede?
Andare in palestra mi aiuta a sfogare tante cose, soprattutto lo stress e i pensieri che ho accumulato. Non parlo soltanto del periodo del forte lavoro, ma anche della perdita dei miei genitori, la malattia, tutte quelle situazioni che all’inizio magari non osservi con attenzione. Ad esempio, l’attività fisica mi ha sempre dato una grossa mano ad essere meno litigioso.
Lo sei ancora?
Ho la consapevolezza che oggi potrei essere io ad avere qualcosa da perdere. Se non avessi guadagnato nulla, se fossi ancora un ragazzo delle case popolari, sicuramente molte cose le rifarei come allora. Oggi ho una figlia, ho 52 anni e affronto tutto in maniera diversa.

Quelli che racconti nel tuo docufilm erano davvero anni d’oro, una dimensione impensabile oggi per certi aspetti, no?
I miei eventi coinvolgevano fino a 30 mila persone. Sono dei numeri incredibili. Nel docufilm ci sono le immagini dell’esperienza con D’Alessio al San Paolo di Napoli con 90.000 persone; ci sono le immagini dei Centri Commerciali in cui i titolari mi dicevano di farmi vedere solo dalla scala antincendio e andare via in fretta altrimenti i fan distruggevano tutto.
Nel docufilm ripercorri incontri, momenti belli e difficili. Qual è stata la parte più facile da raccontare e quella più complessa?
Io sono stato bloccato lavorativamente per dieci anni 10 anni a causa del sistema Lele Mora che è stato scoperchiato. Giustamente facevo parte di quel mondo e sono stato punito anch’io. Lele Mora aveva tanti artisti ma con me ha guadagnato più che con tutti gli altri. Lo dico con la consapevolezza che queste cose le ho fatte e non sono solo chiacchiere. All’epoca venivo etichettato, lavoravo giornate intere, la mia faccia compariva sugli astucci, figurine, calendari, copertine, campagne pubblicitarie, ero da Nord a Sud e anche a New York e Dubai.
Quel successo ti ha più dato o ti ha più tolto?
È un dare e avere. Mi sono perso cose ma ne ho fatte tante altre che penso nessuno abbia mai fatto. Un conto è essere finto e idolatrato sui social, un altro essere per davvero amato e non poter camminare per strada. Sono cose che nella vita devi accettare; col senno di poi avrei fatto meno, ma in verità avrei solo voluto fare ancora di più.

Con questo docufilm vuoi raccontare la tua versione e farci capire la verità. Qual è? Alcune cose non le abbiamo potute emettere perché non ho liberatorie. Ci sono personaggi del mondo dello spettacolo, notissimi cantanti che stavano in villa con Mora; presentatrici di spicco della televisione, direttori dei giornali ancora in carica e ti cito il mio primo libro che l’ha scritto Alfonso Signorini con la prefazione di Costanzo. Io giravo dappertutto con la mia telecamera. Ci sono gli attori che oggi sono tra i più quotati eppure ai tempi io ero l’emblema di tutto. Io ho fatto qualsiasi programma esistente nella televisione. Sono orgoglioso di aver lavorato con Costanzo, De Filippi, Castagna, ho fatto anche Casa Vianello: una puntata solo su di me in cui interpretavo un toyboy ed eravamo già avanti.
Tu hai detto che oggi ti spaventa solo la morte. Come te lo immagini il dopo ?
Cerco di non immaginarlo. Spero di ritrovare i miei cari con la consapevolezza che prima pensavo di essere immortale. Nel mio docufilm si vede una persona sicura di sé, invincibile. Oggi è tutto un po’ diverso, anche dopo la malattia che dovrò curare probabilmente per tutta la vita. Ho solo una certezza: per anni mi hanno accusato di essere Narciso ma oggi credo che tutti gli altri lo siano più di me.
Intervista di Simone Lemmo, tratta dal settimanale VERO (28/05/2026)