Come stai? Che momento è della vita?
Sono molto entusiasta sia del presente che del futuro. Mi sento carica, consapevole di crescere ogni giorno e, soprattutto, di andare nella direzione giusta. È un momento in cui mi sento serena, centrata e, in qualche modo, proprio nel posto giusto.
Scrivono: “Bionda, occhi azzurri e fisico slanciato”. Oltre a questo, chi altro è Bianca Luna?
Cerco di lavorare ogni giorno sull’empatia, sulla curiosità e sulla capacità di stare bene con le persone. Mi piace far sentire gli altri a proprio agio. E poi sono una persona molto buona, a volte persino troppo fiduciosa, ma spero di non perdere mai questa parte di me.
Ho scoperto che le prime parole, dopo “mamma” e “papà”, sono state “Miu Miu”. E questo fa intuire, con molta ironia, come la tua storia sia permeata dal mondo della moda. Che bambina sei stata?
Diciamo che più che dalla moda, la mia infanzia è stata permeata dagli adulti. Sono cresciuta sempre accanto a mia mamma, che mi portava ovunque con sé: nei viaggi, nelle passeggiate e persino durante lo shopping. Ricordo che a Dobbiaco andavamo spesso da Franz Kraler, uno dei primi negozi a proporre Miu Miu. Tutti ci scherzano, ma racconta bene quanto fossi sempre con mamma e quanto assorbissi il mondo che mi circondava. E credo che, in fondo, quella prima parolina abbia anche anticipato qualcosa del mio futuro.
I tuoi genitori che ruolo hanno avuto nella tua crescita e nella tua formazione?
I miei genitori hanno avuto un ruolo fondamentale nella mia crescita. Sono una coppia molto unita, molto solida, due persone serie, pacate, che si vogliono profondamente bene. Mia madre è una professoressa di matematica, mio padre è stato magistrato. Mi hanno trasmesso valori che considero preziosissimi, primo fra tutti l’integrità. Mio padre è probabilmente la persona più onesta che conosca e mi ha insegnato che è meglio essere poveri che disonesti.

Dall’età di 10 anni hai vissuto a Roma con tua mamma. Col tempo, però, hai scelto di lasciarti alle spalle l’Italia, almeno fisicamente. Quando hai riscoperto le tue radici e il tuo territorio?
Devo dire che è stata una consapevolezza arrivata con la maturità. Fino ai diciotto, vent’anni ero molto esterofila: ero convinta che la musica più bella, la moda più interessante, le storie più affascinanti, i personaggi più brillanti arrivassero tutti da lontano. Poi, vivendo all’estero, ho scoperto qualcosa di inaspettato: che molte delle cose che cercavo altrove le avevo sempre avute intorno. Oggi vivo in Italia con grande orgoglio e mi sento una cittadina di tutta l’Italia. Amo Roma, amo Milano, amo profondamente Napoli, ma amo anche i piccoli borghi e le realtà meno conosciute.Oggi guardo l’Italia con occhi pieni di gratitudine e meraviglia. Non vado mai in giro con il naso all’ingiù: vado sempre con il naso all’insù, pronta a lasciarmi sorprendere.
Di te dicono: “Ama scrivere e ama la moda e soprattutto ama farlo in modo ironico e disincantato, convinta com’è che la moda sia soprattutto un bellissimo gioco.” Tutto giusto?
Amo moltissimo la moda, ma faccio una distinzione: quando parliamo di impresa, lavoro, numeri e persone che ci lavorano, la moda è una cosa serissima. Quando invece parliamo di stile, colori, tendenze e abiti, allora deve rimanere un gioco.
La mia specialità è il trend forecasting, quindi osservare e raccontare quello che succede nella moda, ma cerco sempre di farlo con leggerezza, ironia e un pizzico di disincanto. E poi devo confessarlo: io adoro vestirmi per ogni occasione. È il mio gioco preferito. Non lo faccio per stupire gli altri, lo faccio perché diverte me. Certo, ogni tanto divento un po’ ossessiva con gli abbinamenti e se manca quell’accessorio che avevo immaginato mi dispiace. Ma, in fondo, è il mio gioco.
Da un avocado toast è diventata virale nel 2025 la presunta frequentazione con Fedez. Ti è dispiaciuto il chiacchiericcio attorno a quel momento così intimo e delicato che stavi vivendo?
Preferirei non parlare troppo di una storia completamente campata in aria. Anche questa cosa dell’avocado toast, sinceramente, non so nemmeno a cosa si riferisca. Mi fa sorridere perché è una ricostruzione nata dal nulla e senza alcun fondamento.
È evidente che quando si parla di Fedez si generano molti click e molta attenzione. In questo caso, però, mi sembra che qualcuno abbia semplicemente costruito un gossip da strapazzo partendo da un commento del tutto innocente fatto in televisione. Fa parte del gioco, ma non per questo diventa vero.

Da Caterina Balivo, nel 2025, hai detto: “Fedez non ha trovato l’anima gemella? Io credo che dopo un divorzio ognuno abbia bisogno di tempo per riprendersi.” Che tempo stai vivendo adesso?
Ancora oggi faccio fatica a capire davvero perché ci siamo separati. Mio marito è stato il mio primo grande amore e una delle persone più importanti della mia vita. Forse all’epoca non ero nemmeno del tutto consapevole del bene che ci volevamo.
Non l’ho mai nascosto: gli voglio ancora molto bene e mi piacerebbe tornare insieme. La famiglia l’ho sempre immaginata con lui e, se non sarà con lui, faccio fatica a immaginarla con qualcun altro.
Che rapporto hai con la nostalgia?
Mi piace guardare avanti, cambiare, crescere e nella mia vita ci sono stati momenti in cui ho imparato a una velocità incredibile. Però, le poche volte in cui mi fermo davvero, arriva sempre un pizzico di nostalgia. Non è un sentimento che so gestire benissimo, ma credo faccia parte del prezzo da pagare quando si vive tutto molto intensamente.
In amore che tipo di persona sei?
In amore porto entusiasmo, leggerezza e tanta voglia di condividere la vita. Sono una persona molto leale, non ho mai tradito in vita mia, e credo di essere anche molto buona, forse a volte perfino un po’ naïf.
So che una delle tue parole preferite è: gentilezza. E’ un valore che stiamo preservando?
Per me è naturale essere gentile perché tendo sempre a vedere le ragioni degli altri: raramente vedo tutto bianco o nero, cerco sempre di cogliere le sfumature e il giusto che può esserci in ogni punto di vista. Per questo faccio fatica a essere estrema nei giudizi e cerco di affrontare la vita con diplomazia ed empatia. Ho anche in mente un progetto dedicato proprio alla gentilezza, perché sono convinta che parlarne sia importante, ma mostrarla lo sia ancora di più.
Se dovessi chiederti di racchiudere la nostra chiacchierata in una parola, quale sarebbe e perché?
Direi “sfumature”. Perché abbiamo parlato di moda, amore, nostalgia, gentilezza e lavoro senza cercare risposte assolute.