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Andrea Alessandrini
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Blefaroplastica non chirurgica: intervista al dottor Andrea Alessandrini

Ringiovanire lo sguardo? Da qualche tempo è possibile, anche senza doversi sottoporre ad un intervento chirurgico. Come? Grazie alle nuove tecniche della medicina estetica, di cui il dottor Andrea Alessandrini è uno dei massimi esperti in Italia. Dall’inizio degli anni Ottanta esercita a Roma e oggi è titolare dell’Anti Ageing Center di viale Liegi, centro medico specializzato nella prevenzione e nella cura dell’invecchiamento. Nella Capitale è stato tra i primi ad utilizzare il Plexr, un moderno macchinario che consente di realizzare una blefaroplastica non ablativa “che può accorciare la pelle senza incidere e senza modificare il muscolo“.

Come si effettua la blefaroplastica non chirugica?

Senza incidere né asportare la cute in eccesso e senza intervenire sul muscolo orbicolare delle palpebre  Il Plexr utilizza il plasma. I tessuti trattati così “sublimano” senza trasmettere eccessive quantità di calore ai tessuti circostanti evitando così eventuali danni. Il Plexer utilizza il principio della ionizzazione dei gas contenuti nell’aria. Viene così a formarsi un piccolo arco elettrico, simile ad un minuscolo fulmine, con il quale si ottiene una “evaporazione” superficiale e circoscritta delle zone dermiche ed epidermiche interessate. Questa tecnica di blefaroplastica viene definita “non ablativa” in quanto si effettua senza incidere e dunque senza asportare cute in eccesso e rimuovere grasso.

In quali casi può essere utilizzata?

Le cause che possono portare ad un aumento della cute sono diverse. Intanto, l’inesorabile trascorrere del tempo, che comporta la progressiva perdita di elasticità della cute. Poi le prolungate esposizioni ai raggi solari, che vanno ad intaccare la già fragile e sottile struttura palpebrale, oltre agli errati stili di vita e le abitudini alimentari. In alcuni casi le palpebre cadenti possono  anche essere legate a fattori genetici, per cui anche persone giovani, sia donne che uomini, possono soffrire di tale inestetismo e ricorrere al Plexr per risolvere un problema che spesso comporta risvolti psicologici. Così la richiesta di questo tipo di intervento non riguarda solo persone mature di entrambe i sessi ma anche giovani che presentano il problema in forma molto lieve, tale da sconsigliare l’intervento tradizionale con il bisturi o il laser. Nel corso degli ultimi mesi è sempre maggiore la richiesta di intervento da parte degli uomini.

Come avviene “tecnicamente” la seduta?

Viene applicata una crema anestetica e fatta agire per circa quarantacinque minuti. Successivamente, dopo aver rimosso l’anestetico, al livello del tessuto palpebrale in eccesso si effettuano dei piccoli spot con il Plexr, ovviamente distanziati tra di loro, con conseguente sublimazione di aree puntiformi di pelle.

Dottore, ma in parole povere cosa si intende per sublimazione?

È il passaggio diretto dallo stato solido a quello gassoso o aeriforme. Ciascuno di questi spot, sublima quindi i corneociti superficiali senza coinvolgere la lamina basale, senza causare sanguinamento e, cosa più importante, senza causare alcun danno necrotico ai tessuti circostanti e sottostanti. Non ci sono aghi e conseguentemente punture e la punta del Plexr non tocca mai direttamente la pelle. Dopo la seduta, infatti, non vengono messi punti di sutura, né medicazioni o cerotti.

Il risultato finale è dunque immediatamente visibile?

L’effetto di retrazione palpebrale si apprezza immediatamente e il paziente durante la seduta viene invitato ad aprire e chiudere gli occhi in modo da ottimizzare il risultato estetico. Allo stesso modo si può trattare la cute in corrispondenza della coda del sopracciglio in modo da aumentare l’apertura dello sguardo. Quello che si vede appena terminata la seduta, è lo stesso risultato che si manterrà nel tempo, che segue l’invecchiamento naturale della pelle. Quando è necessario, si può effettuare un ritocco.

Quanto dura una seduta e quali costi comporta?

La seduta dura pochi minuti, dieci al massimo, il paziente subito dopo può tranquillamente riprendere la sua attività lavorativa. Per evitare lievi gonfiori e disagi e per ottimizzare il risultato è preferibile suddividere il trattamento in quattro sedute, anche se per i casi di lieve entità ne bastano due, sempre a distanza di un mese l’una dall’altra. Prima di effettuare una nuova seduta, infatti, ci deve essere una riparazione totale delle microlesioni conseguenti alla precedente. Ogni seduta dà un risultato che si va a sommare all’altro. Il numero delle sedute, così, è sempre proporzionale alla quantità di pelle da togliere. Una singola seduta costa duecentocinquanta euro.

Ci sono degli accorgimenti da seguire dopo il trattamento?

Sì, è di fondamentale importanza per la buona riuscita del trattamento che il paziente segua alla lettera i consigli che verranno dati dal medico per tutta la durata del “post”. Subito dopo, il paziente deve coprire la zona trattata con fondotinta, che ha la doppia funzione di protezione dai raggi UV e di mascheramento del rossore. A distanza di qualche giorno compariranno delle piccole crosticine che cadranno dopo una settimana e dunque nei giorni successivi al trattamento è anche consigliabile schermare gli occhi con occhiali da sole.

Esistono dei casi in cui il trattamento è sconsigliato?

Chi soffre di patologie oftalmiche croniche e di fenomeni allergici alle palpebre deve evitarlo. Inoltre,  anche se non espressamente controindicato, è preferibile, per eccesso di zelo, non effettuare il trattamento in gravidanza e durante l’allattamento. Infine, è sconsigliato ai portatori di pacemaker e a tutti i soggetti con fototipi più scuri, perché le microlesioni possono dare origine ad una antiestetica micropigmentazione.

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