Tra risate, provocazioni e uno sguardo ironico sul presente, La PornoPrecarie. Quelle di OnlyFans – spettacolo teatrale scritto da Maria Bolignano – racconta senza filtri un mondo che corre veloce tra lavoro precario, social, desiderio e nuove identità. Una commedia che diverte ma fa anche pensare, mettendo in scena personaggi sopra le righe e situazioni fin troppo riconoscibili.
In questo universo spiazzante entra l’attore Alessio Sica, che con il suo personaggio porta sul palco un mix di comicità, disincanto e umanità. Con lui abbiamo chiacchierato di generazioni in bilico, sesso, libertà personale e di quanto sia difficile — oggi — stare al passo senza perdere se stessi.

Cosa ti ha fatto dire “sì” a questo spettacolo al primo impatto?
Quando Rino Pinto, produttore dello spettacolo, mi ha chiamato e mi ha detto che si trattava della prima commedia della Bolignano, elencandomi il cast tutto al femminile e spiegandomi il ruolo, non ha neanche finito di parlare che avevo già detto sì!
È una commedia che parla di eros, lavoro e precarietà: quale tema senti più vicino alla tua generazione e alla tua storia personale?
Il lavoro è stato il grande tormentone della nostra generazione. Quasi tutti i miei amici d’infanzia sono a Milano, Roma, Firenze; molti altri all’estero: Barcellona, Londra, Dubai, Malta. Anche io ho dovuto emigrare e per tanti anni ho vissuto e lavorato all’estero. Non è stata un’emigrazione di fame, come quella di inizio secolo scorso, ma per molti non è stata certo una scelta voluta. La precarietà, quindi, è sicuramente il tema più vicino alla mia generazione e a questa zona geografica dell’Italia.
Il tuo personaggio entra in un mondo tutto al femminile: che tipo di uomo rappresenta e cosa mette in crisi?
Duro è ovviamente un personaggio inventato, ma affonda le radici nel mondo della pornografia anni ’80 e ’90, nonostante io sia leggermente più giovane. È un pornoattore di mezza età che nasce nell’era delle VHS e si ritrova nel pieno del mondo dei social, tra nuovi strumenti e nuovi modi di vivere il sesso. Nonostante in questo nuovo universo si trovi benissimo, decide comunque di mollare perché è stanco di una vita fatta di eccessi. Sogna la castità, la meditazione e la campagna. Credo che molti di noi, vivendo vite piene di stress, condividano lo stesso sogno di Duro.

Quanto c’è di Alessio Sica nel modo in cui stai in scena, soprattutto nei tempi comici e nelle reazioni?
Alessio c’è sempre, perché ovviamente l’attore, quando crea — anche con l’aiuto del regista — attinge da un’enorme tavolozza interna di colori. Ci ispiriamo al mondo esterno, ma poi prendiamo da dentro per costruire. C’è chi lo fa più di altri, ovviamente. Per me è un’esigenza che va oltre il lavoro stesso, perché la vera attrazione di questo mestiere è poter diventare davvero “altro” per un paio d’ore al giorno. Non so se nasca dalla noia o da una mia difficoltà a stare semplicemente con me stesso, ma sicuramente è una fuga. E quella di Duro è una fuga bellissima, perché mi porta in un mondo di leggerezza e di totale esteriorizzazione.
Si ride molto, ma si toccano nervi scoperti. Qual è il momento in cui senti di più la risposta del pubblico?
Dipende molto dal pubblico. Ci sono platee più sensibili al tema dei social e al loro impatto sul nostro mondo, che sentono particolarmente il monologo di zia Rosaria quando dice: “Svegliamoci da questo sonno prima che il sonno si trasformi in un incubo”. Altri sono più leggeri. Ma gran parte dell’attenzione è concentrata sul personaggio di Mina, interpretato da Maria Bolignano. Probabilmente esistono ancora molte “Mine” là fuori: donne anche adulte che considerano il sesso un tabù e che non riescono a esprimersi in quell’ambito, rivedendosi inconsciamente in lei.
Dopo questo spettacolo, è cambiato il tuo sguardo su social, desiderio e libertà personale?
Sì… me vuless fa’ ’na granda magnata e bevuta! (ride, ndr). Sono a stecchetto da due settimane e ho praticamente eliminato sia la pasta che l’alcol!