Light as Feathers: viaggio nella mente di un giovane abusante

Presentato in anteprima mondiale nella sezione Discovery del 43° Festival di Toronto, oggi è sbarcato alla Festa del cinema di Roma 2018Light as Feathers” di Rosanne Pel, film tra i titoli della Selezione Ufficiale.

Protagonista della pellicola, prodotta da Floor Onrust per la società di Amsterdam Family Affair Films, è il giovane Eryk Walny che interpreta il suo omonimo Erik, un quindicenne che vive con la madre e la nonna in un villaggio polacco. Grande, bello, simpatico e ingenuo, sembra a malapena il fratello minore di sua madre Ewa (Ewa Makula) e spesso i due vengono scambiati per innamorati. I due hanno maturato un sentimento di reciproca dipendenza e gelosia che non vieta però ad Eryk di frequentarsi in segreto con la vicina Klaudia (Klaudia Przybylska), che tratta con tenerezza e con brutalità al tempo stesso.

La cosa interessante e nuova del film è che normalmente, quando si parla di abusi sessuali, il punto di vista raccontato è sempre quello della vittima. In “Light as Feathers” c’è un tentativo coraggioso di indagare le dinamiche e le motivazioni che portano una persona ad attuare comportamenti sessuali aggressivi.

light as feathersIn realtà io ho cominciato a scrivere questo film partendo dal punto di vista della vittima – ha dichiarato durante la conferenza stampa la regista olandese Pel – Poi però mi sono resa conto che, scrivendo dal punto di vista della vittima, non riuscivo a raccontare quello che volevo, e cioè andare alle radici di questa violenza: far capire e rendersi conto che le persone che abusano a volte lo fanno perché non conoscono un altro modo di relazionarsi. A quel punto ho iniziato ad esaminare il punto di vista del carnefice, che a sua volta è vittima di una madre e una nonna dominanti e di un passato violento che lo porta a sviluppare un comportamento dannoso. In tanti film si tende a rappresentare l’aspetto della violenza in una forma astratta senza rendersi conto che questo è un qualcosa che si verifica nella vita quotidiana di queste persone”.

Una scelta coraggiosa, dicevamo, quella di Rosanne Pel da sempre interessata alle imperfezioni umane e ai comportamenti estremi: “Quello che mi attrae nei confronti di questo tipo di argomenti è che spesso si vengono a conoscenza di fatti estremi che stenti quasi a credere e non riesci a capire. E’ questo che mi fa scattare il desiderio e la voglia di cercare di creare una maggiore connessione con una argomento difficile: questo porta ad averne meno paura, ad inquadrarlo”.

Nonostante la gravitò del tema non mancano nel film momenti leggeri: “Per me è importante l’aspetto dell’umorismo: ho voluto rappresentare un qualcosa che fosse quanto più simile alla realtà e che ci fossero anche momenti di luce e di speranza”.

La difficoltà maggiore che abbiamo incontrato nel realizzare questo film è che eravamo continuamente consapevoli che stavamo lavorando con dei ragazzini e che l’argomento era difficile – le fa eco la produttrice Floor OnrustNon abbiamo mai perso di vista che non fossero adulti. E’ stato quindi sempre chiaro quali fossero i confini, non si è mai arrivato ad un vero atto di violenza fisica”.

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