IULM: ecco cosa si aspettano i manager dai neolaureati

Ieri sono stati presentati all’Università IULM di Milano i risultati di un’indagine dal titolo Formazione dei neolaureati ed esigenze d’impresa, realizzata dalla IULM in collaborazione con Centromarca – Associazione Italiana dell’Industria di Marca e The Adecco Group.

La ricerca ha preso in considerazione valutazioni espresse dai manager (115 operanti nelle aree marketing, commerciale/vendite, risorse umane, comunicazione, amministrazione/finanza) sui neolaureati che fanno il loro ingresso in azienda. Dalla ricerca è emerso che per i manager le qualità più ricercate nei neolaureati sono l’esperienza operativa sul campo (52,2% degli intervistati), “avere buoni maestri” (39,1%) e possedere le giuste soft skill (36,5%).

In sintonia con quanto emerso nel sondaggio svolto nel 2012, la Laurea magistrale si conferma conditio sine qua non per l’ingresso in azienda ed è il livello di laurea utilizzato dal 76% dei rispondenti. In particolare, le Lauree triennali di taglio umanistico sono percepite come le più deboli. “Il percorso universitario conta e conta molto – ha dichiarato il professor Luca Pellegrini, Preside della Facoltà di Comunicazione, Relazioni Pubbliche e Pubblicità dell’Università IULM – e infatti le imprese chiedono una Laurea magistrale. Ma chiedono anche percorsi che abbiano già fatto fare qualche prima esperienza concreta, come workshop e esercitazioni, e che abbiano sviluppato capacità di interazione e abituato a lavorare in team”.

Se dovessi fare una sintesi – ha commentato Francesco Mutti, Presidente Centromarca, nel dibattito che è seguito alla presentazione della ricerca – utilizzerei tre parole: una è rigorosamente estero, una è stage e una è vivere.
Estero significa frequentarlo, unendolo allo stage. Lo stage non è solo un’esperienza da inserire nel curriculum, ma è ciò che porta allo studente un profondo arricchimento, unito alla capacità di comprendere molto meglio, nei successivi corsi di studi, che cosa in effetti sta studiando, quali sono gli spazi in cui poi quello studio troverà applicazione. Gli stage dovrebbero essere tanti e lunghi, in modo tale che lo studente possa entrare in sintonia da subito con le imprese”.

Le due facoltà di riferimento per le aziende, come nel 2012, sono Ingegneria ed Economia (preferite dal 78,6% e dal 71,4% degli intervistati). In crescita Chimica/Biologia (26,2%) e Lingue straniere (21,4%). Bene Scienze della comunicazione (21,4%). In calo Giurisprudenza e Psicologia. Un dato interessante riguarda la forte crescita di Scienze statistiche (14,3%), legato alla ricerca di analisti qualificati per fronteggiare le sfide poste dalle tecnologie digitali.
In riferimento alle aree funzionali di ingresso dei laureati, il bacino principale si conferma costituito dall’area commerciale/vendite, insieme a marketing/comunicazione (quasi il 70%), propulsori chiave di un’epoca di forte competizione. In flessione logistica/produzione/R&D. In calo anche gli ingressi nel mondo amministrazione e finanza.

Andrea Malacrida, Amministratore Delegato The Adecco Group Italia ha commentato: “I risultati dell’indagine confermano come nei prossimi anni la caratteristica su cui ogni professionista dovrà costruire la propria carriera sarà l’occupabilità, fondamentale per mettersi nelle condizioni di ricollocarsi più facilmente anziché essere vincolati sempre allo stesso posto di lavoro. Le chiavi per riuscire ad essere sempre occupabili e stare dunque al passo con un mondo che cambia, sia per i giovani che per i meno giovani, sono la formazione continua, la curiosità e la capacità di apprendere competenze nuove per l’intero arco della propria carriera. Tutti questi elementi permettono di rimanere costantemente aggiornati e coltivare le competenze hard e soft, che acquisteranno un’importanza sempre maggiore con il passare degli anni”.

Tra i canali di reclutamento impiegati dalle imprese: cresce il curriculum spontaneo (61,9%) e aumenta l’utilizzo delle agenzie per il lavoro (42,9%). Fa poi il suo ingresso un nuovo canale rispetto al 2012, quello costituito dai social network (28,6%) che ha acquisito sempre più importanza nelle strategie aziendali per la ricerca di personale giovane, così come i siti web specializzati (45,2%). Sempre più marginali le inserzioni sui giornali (2,4%).

Tra i contratti si conferma la centralità del tempo determinato (76,2% degli intervistati) che confermano le esigenze di flessibilità da parte delle imprese. Sale, però, anche il peso del tempo indeterminato (dal 17 al 45%) in seguito ai probabili effetti della riforma del Jobs Act e del leggero miglioramento congiunturale (2018 vs 2012).

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