La nascita del giallo sexy: Il dolce corpo di Deborah

Sulla scia del successo de I diabolici, che Henri-Georges Clouzot aveva magistralmente adattato da un romanzo della coppia di autori Pierre Boileau e Thomas Narcejac, a cui Hitchcock si ispirerà per La donna che visse due volte, suo indiscusso capolavoro, Romolo Guerrieri accetta, inizialmente controvoglia, di dirigere nel 1968 Il dolce corpo di Deborah, capostipite del giallo-sexy che vedrà in Carroll Baker e Umberto Lenzi i suoi maggiori esponenti. E proprio Carroll Baker, a cui Elia Kazan aveva donato l’immortalità su celluloide con il suo cult movie Baby Doll, è la protagonista di questo complicato rompicapo, che ha inizio a Ginevra, durante il viaggio di nozze della giovane con Marcel, interpretato da Jean Sorel, altro attore feticcio dei sexy thriller degli anni immediatamente a venire. L’atmosfera e la gioia dei due neosposi vengono bruscamente interrotte quando, in un night club, si imbattono in Philip, amico di Marcel, che lo accusa di aver spinto al suicidio Suzanne, apparente oggetto del desiderio di entrambi gli uomini. Sconvolti dalla notizia, i due coniugi si trasferiscono a Nizza, ma il labirinto di incubi e ossessioni è appena iniziato, e Suzanne sembra essere più viva e vegeta che mai: che cosa è successo veramente a Ginevra? E soprattutto, chi è che sta cercando di spingere Deborah sull’orlo della follia e perché?

Carroll Baker, dunque, e Jean Sorel. Ma anche Evelyn Stewart e Luigi Pistilli, con un’apparizione fugace, ma essenziale ai fini della trama, dell’onnipresente George Hilton. Cinque ottime pedine che danno vita a una girandola di scatole cinesi dove ogni azione viene ribaltata dalla sequenza immediatamente successiva. Il ’68, anno di uscita del film, è il sesto vero protagonista, e non in ordine di importanza: respira a pieni polmoni nei night club frequentati dalla coppia, negli abiti, nelle parrucche e negli accessori della Baker, e nello sdoganamento delle docce sexy dei protagonisti, ancora nascosti da vetri appannati, ma sempre più vicini alle immagini esplicite e iconiche del decennio in procinto di iniziare.
Guerrieri si diverte a muovere la telecamera spiando la protagonista da ogni angolazione, in particolare nelle sequenze più tese in cui Deborah percepisce la presenza del fantasma di Suzanne, che sussurra il suo nome prima di palesarsi, in anticipo rispetto a quello che diverrà a breve un vero e proprio trademark nelle pellicole argentiane.

Gli ultimi 15 minuti del film propongono ripetuti ribaltamenti della situazione, con un finale inatteso e un doppio finale vendicativo che sovverte tutte le regole del giallo classico e ispirerà numerose pellicole negli anni e nei decenni a venire (Sex Crimes, nei lunghi e chiarificatori titoli di coda, dimostra un’inevitabile riconoscenza alla pellicola di Guerrieri e ai film di Lenzi degli anni successivi).
Un piccolo gioiello della cinematografia italiana che, seppur perfezionato nei successivi thriller a sfondo sexy-familiare come Orgasmo, Paranoia e Così dolce, così perversa, racchiude l’embrione di un genere che ha fatto scuola in tutto il mondo.

di Claudio Questa (photo credit: IMDB)

Guarda il trailer del film:

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