Damiano Damiani e il giallo d’elite: Una ragazza piuttosto complicata

Se non portasse la firma di Damiano Damiani, “Una ragazza piuttosto complicata” potrebbe quasi sembrare un giallo erotico in puro stile lenziano, andandosi ad aggiungere al trittico del registra toscano composto da “Orgasmo“, “Così dolce… così perversa” e “Paranoia” (tutti interpretati da Carroll Baker e l’ultimo, guarda caso, proprio da Jean Sorel).

Nella pellicola del 1968, il protagonista assiste per caso a una telefonata tra due lesbiche (proprio come, qualche anno dopo, Anthony Steffen ascolterà una conversazione misteriosa che darà il via alle indagini per scoprire il colpevole nel bizzarro Sette scialli di seta gialla). Incuriosito da questa situazione, decide di conoscere una delle due ragazze e di diventarne l’amante. Il giovane non ha però fatto i conti con il compagno di lei, un insolito Gigi Proietti, e con l’altra donna, una Florinda Bolkan splendida come sempre.

locandina Una ragazza piuttosto complicataGirato con mano piuttosto esperta, il film si avvale di un cast di nomi noti, a partire dalla protagonista, una Catherine Spaak letteralmente miracolata dal cinema italiano (basti pensare a titoli quali “Il sorpasso“, “L’armata Brancaleone“, “Il gatto a nove code” e “Febbre di cavallo“) e gioca le sue carte puntando tutto sull’attrazione morbosa, tipica delle pellicole lenziane sopra citate, tra i tre personaggi principali, tra i quali spicca l’ambigua Bolkan in un ritratto femminile pregno di austerità e mistero.

A differenza dei precedenti gialli a sfondo erotico, “Una ragazza piuttosto complicata” soffre però di una mancanza vera e propria di ritmo, a cui sopperisce tuttavia con un’ambientazione tipicamente pop in piena rivoluzione sessuale e con un finale inaspettato dove, ancora una volta, le interpretazioni lasciano ampio spazio all’immaginazione. Gigi Proietti sembra spaesato in un ruolo in cui non siamo abituati a vederlo neppure noi, Jean Sorel svolge come al solito il suo lavoro senza lode né infamia e Catherine Spaak risulta, dispiace dirlo, costantemente monoespressiva.

Interessante, invece, il montaggio di Antonietta Zita, in particolare nella sequenza della telefonata, dove traduce in immagini psichedeliche la conversazione tra le due donne ascoltata (e quindi immaginata) dal protagonista.

di Claudio Questa

Guarda una scena tratta dal film di Damiano Damiani “Una ragazza piuttosto complicata”:

 

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