BEO, il documentario su una vita straordinaria, sbarca al Cinema Farnese

Beo, classe 1920. Una vita passata a lottare, a resistere. La voglia di raccontare la sua storia e quella di uno spaccato d’Italia che ancora ci appartiene. Beo arriva sul grande schermo al Cinema Farnese, l’11 e il 12 marzo. 

Francesca Pirani, autrice di numerosi documentari, e Stefano Viali, vincitore del David di Donatello nel 2005 con il suo “Lotta libera”, hanno voluto raccontare Beo. Un documentario limpido, chiarissimo, puro. Due camere, una fissa e una in movimento, la casa di Beo e di sua moglie che fa da sfondo, la campagna di Montefeltro. Niente di più che le parole di Beo, immerso nel suo quotidiano, testimonianza preziosa del nostro Novecento. BEO ha debuttato il 30 novembre 2017 al RIFF AWARDS 2017 (Rome Independent Film Festival) vincendo il premio come “Miglior Documentario Italiano“.

BEO documentario

Beo ha viaggiato, ha fatto la guerra, ha combattuto la fame. Albania, Grecia, Belgio, Italia. La militanza nel partito comunista, la storia della Sinistra Italiana. Tutto questo gli si legge negli occhi, nei solchi del viso, nella cura che mette nelle cose che fa. 

Pompilio Baldacci, detto Beo, nasce a Pesaro nel 1920. La sua è un’infanzia come molte altre in quegli anni. la povertà, otto fratelli, la fattoria. Da lì nasce subito il suo amore per gli animali. Si arruola poi con gli alpini, nella divisione Julia, poi dopo quattro anni di guerra torna in italia, a Maiolo. Qui con la moglie Lisa, donna dolce e caparbia, lavoratrice instancabile, non si perde d’animo e nonostante il clima di guerra di metà Novecento, acquista un trattore ed entra a far parte del P.C.I come segretario del partito di Zona. 

La storia di Beo prosegue anche fuori dall’Italia, in Belgio. Qui Beo diventa emigrante, dà un futuro al figlio, poi torna in Italia, a “La tagliata”, un villaggio turistico nato degli anni Settanta.

Beo, una casa da costruire, un lavoro conquistato con la tenacia e il sudore. Beo è ancora qui, immerso nella natura Emiliana, dove ha messo radici e parla ancora di ideali. Il documentario segue i suoi movimenti, i suoi tempi, quelli del mondo, delle cose che vanno come devono andare. Le stagioni che passano, il caffè da sorseggiare senza fretta, un amore lungo una vita.

BEO

Beo è un documentario necessario. E’ la voce di chi ha qualcosa da insegnare, senza mai la pretesa di farlo. E’ la voglia di umanità e di uguaglianza, la politica senza fronzoli, il diritto alla dignità.

Quando Beo guarda le sue Api, sogna. Immagina un mondo dove la cooperazione, il rispetto del lavoro dell’altro, siano reali. Quel mondo per cui quegli uomini del Novecento come lui, hanno rischiato grosso. Beo, tra quegli alveari in continuo fermento, sta davvero bene. Lui, con la sua devozione alla vita, il suo non arrendersi, il costruire senza disfare.

Beo che è protagonista ma non se ne capacita, perché per lui non esiste un altro modo di essere al mondo.

(photo credit Facebook)

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