Troppo Aiello: “Nessuno mi stava aspettando. Nessuno mi stava cercando”

Classe ‘85, caparbio, portatore sano di vanità e verità e un cuore “grato” grande così.

Lui è Aiello, quello di “che dolore”, il grido di amore e speranza che nel giro di una manciata di mesi ha consumato views, stream e classifiche e che ha portato Antonio, il “destinato” a vivere “delle sensazioni indescrivibili”, ad andare incontro a quel momento che ha “sempre saputo sarebbe arrivato”.

Una di quelle persone che sembrano doversi dare un pizzicotto, ogni tanto, per dirsi che sì, sta succedendo, è tutto vero.

Di quelli che gli leggi un sorriso immenso sul volto anche senza guardarlo in faccia: un esteta, un entusiasta, uno “fatto di musica”, come lui stesso si definisce.

Che ha lasciato i lupi rossoblu del Cosenza per farsi adottare dalla materna lupa capitolina per rincorrere il sogno del successo, attraverso la musica, che, come dice “arriva quando spegni” mentre “non lo stai cercando”.

AielloLo abbiamo incontrato nella sua notte prima degli esami, alla vigilia del primo live, a Milano, che, insieme alla data di Roma del 7 dicembre, anticipa il tour ufficiale che parte nel marzo prossimo e che, in meno di 48 ore, e senza che il disco fosse ancora uscito, è andato sold out lasciando Antonio “letteralmente stordito”.

Il grande successo arriva con ARSENICO, ma prima dei suoi numeri velenosi che hanno spalancato la strada all’album uscito lo scorso settembre, Aiello si è lasciato alle spalle anche qualche porta chiusa.

Quelle volte che mi sono affacciato mi sono arrivate delle belle sganasciate nei denti, ho ricevuto dei no, non tantissimi devo dire, saranno stati tre o quattro, ma sono stati quei no che mi hanno in qualche modo formato e forgiato e che mi porto sempre dietro in maniera simpatica quando dico che sono “troppo pop, troppo indie, troppo R’n’B’”.

Quando gli chiediamo cosa c’è dietro a quel “troppo”, e se esista un minimo comune denominatore tra queste tre categorie di musica che non gli calzano perfettamente ma non gli sono completamente estranee, la risposta è immediata: l’autenticità.

Io non mi sono incollato nulla addosso, mai” dice sereno, “né prima di questo momento, né durante questo momento, né nelle canzoni che sono evidentemente fotografie molto reali di quello che ho vissuto io o persone intorno a me. Il mio modo di comunicare è molto vero, sia nella vanità che ho, sia alla condivisione verace di alcuni miei momenti top e down senza temere il commento o il giudizio, e i “troppo” sono i no che ho preso, che però mi hanno costruito anche musicalmente. È un’evoluzione che ho avuto negli anni. Ho voluto comunicare il mio progetto esorcizzando i rifiuti che ho avuto perché questi “troppo” sono i motivi per cui in passato mi hanno detto che non ero “pronto per”.

Nessuna scorciatoia chiamata talent, Aiello approda al primo disco solo dopo aver smesso di rincorrere nella maniera canonica “il grande momento”, ed aver “mollato” senza, tuttavia, riuscire mai a smettere di cercare la propria America.

Questo disco” confessa “non è stato neanche un tentativo di ricerca di successo” ma la risposta all’esigenza di scrivere e cantare, e descrive il suo album come  “un disco per me, perché speravo che un giorno mio nipote Emilio potesse dire “che musica figa facìa zio Tonino” (Tonino è lui, Aiello, che si lascia scappare una frase in dialetto cosentino tradendo le sue origini. Ma, continua, “quando ho capito che la prima canzone era pronta per uscire, ho detto: “io la butto così”, senza nessuna casa discografica. È arrivato tutto dopo, nessuno mi stava aspettando e nessuno mi stava cercando”.

Aiello si disegna e cuce addosso la sua musica “diversa”, come un abito sartoriale, su misura: “io mi sono fatto assolutamente tutto homemade, mi sono scritto le canzoni, ne ho selezionato 8, le ho volute vestire insieme a due produttori secondo quello che era il mio gusto, senza pensare che ci sarebbe stata una persona o 10 milioni che l’avrebbero ascoltata”.

Aiello

Parla, Antonio, ed è entusiasta, trasuda sana felicità da tutti i pori.

Gli chiediamo, allora, quanto la realtà di quello che è Aiello, oggi, sia vicina ai sogni di quello che ieri era soltanto Antonio, e lui, con smania bulimica, risponde emozionato “la realtà ha superato di gran lunga il sogno” quasi che a parlare fosse direttamente il sentimento di gratitudine che porta in pancia.

E non solo.

Della gratitudine, Aiello, fa un manifesto.

Scegliendo EX VOTO come titolo per il suo primo album per “il bisogno di dire veramente grazie a tutti, sono uno che ama proprio dire “grazie”, mi sento, più che in debito, grato a molti, ed ex voto infatti è proprio una manifestazione di gratitudine agli Dei, alla natura, alle vibrazioni che ho intorno, alle persone che si sono affezionate a me in poco tempo, a chi mi ha detto no, a chi mi ha detto si, agli amici, alla musica stessa che mi ha salvato ancora una volta”.

Orgoglioso e fanatico dei suoi natali, Aiello racconta che c’è tutta la sua Calabria dietro al successo artistico che sta vivendo, perché, nonostante le porte in faccia, “non mi sono abbandonato e non ho abbandonato neanche il sogno. In questo la Calabria mi ha dato tanto, perché noi siamo testardi, determinati, particolarmente generosi, accoglienti. E tutte queste caratteristiche ci sono in questo mio sogno, in questa avventura. Abbiamo un grande gusto estetico, siamo sognatori, siamo figli della Magna Graecia. Abbiamo un sacco di cose belle”.

Aiello, con la sua esigenza artistica, è una di quelle.

Impaziente di incontrare per la prima volta di persona chi fino ad oggi ha cantato con lui nelle storie su Instagram.

E rispetto a questo primo appuntamento di “fiducia più che di amore” Antonio si dice ansioso di cantare insieme perché “quello che conta sono le parole, sono le note, sono la voglia di comunicare veramente quello che c’è in questo disco”.

Nelle sue parole si coglie, nitida, la ricerca, quasi la rivendicazione, di una cifra artistica personale, la voglia di mostrare un’identità propria, non assimilabile a nessuna già esistente.

Rifiuta etichette e foglietti illustrativi.

Lui è semplicemente “troppo Aiello”.

Ilaria Commis per Zoom Magazine

Guarda LA MIA ULTIMA STORIA di Aiello:

 

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